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9/3/2008

Lo scherzo del caro estinto

A ben pensarci, l'ultimo congresso di Rifondazione Comunista è sembrato più una scena di un film un pò grottesco da un lato e un pò amaro dall'altro, una cosa molto vicina ad un soggetto con Totò e Peppino de Filippo più che altro. Immaginate la scena del film, nel quale il gruppo di parenti si raccoglie per dare l'estremo saluto al caro estinto, in un mix di amore/odio, tristezza/rancore (ci sono sicuramente anche quelli che il caro estinto non potevano sopportarlo e che non potevano mancare e che devono fare buon viso a cattivo gioco...).

Ora immaginate che mentre sono tutti riuniti, un pò in silenzio, attorno alla salma, improvvisamente questa si alzi e cominci a schernirli, prenderli in giro, ridere della loro commozione, inveire conto quelli che, pur odiando il presunto trapassato, si sono presentati lì a piangerlo e così via. Una cosa che potrebbe essere opera di Totò e Peppino o di Edoardo de Filippo, a seconda che la vogliate più comica o più amara. Totò sarebbe ovviamente il caro estinto, Peppino quello che, sorpreso, continua a ripetere "O mamma mia! O mamma mia...!".

Ebbene, è più o meno questa la scena che si è recitata al Congresso del PRC, con il partito nella parte del caro estinto e molti nel ruolo di Peppino. In moltissimi erano pronti a dare questo estremo saluto al partito della RC e togliersi questo problema, vestiti a lutto ma sorridenti, con il viso di chi sembra dire: "Dobbiamo farla e facciamola! Ma sbrighiamoci che ho un sacco di cose da fare...!"

Eppure il risultato dei congressi avrebbe dovuto consigliare cautela al compagno Vendola, quel 47% e dispari che sembrava suonare campanelli d'allarme per un esito che doveva essere una formalità e che invece partiva in salita, con il primo obiettivo strategico (quello di ottenere quel 50% che avrebbe reso tutto più semplice) fallito nonostante le aspettative. Si andava quindi alla discussione che non poteva essere così semplice ma che, complice l'interesse sonnacchioso dei media di "regime", sembrava già dall'esito scontato e quasi imbarazzante per la sua ininfluenza nell'ambito di decisioni già prese, già maturate "dove dovevano maturare" e così via.

Ma quel 47% gridava cautela, quella cautela che il compagno Vendola (ed i suoi) non esibivano, salvo essere riportati sulla Terra di colpo dopo le prime ore di Congresso. E' lì, a ben vedere, che chi doveva capire ha finalmente capito ed è lì che si aperta la crepa che ha fatto intravedere lo spettro del baratro. Quando si è capito, infatti, che il caro estinto non aveva nessuna intenzione di tirare le cuoia, che il piatto già pronto e da servire a molti non piaceva (e non piaceva davvero, non per qualche tattica o strategia) e che stava per essere rifiutato, è scattato il panico di chi non aveva previsto (con grave mancanza e spensierata irresponsabilità) che potesse servire un piano B.

Cioè nel momento in cui il Partito della Rifondazione Comunista si è ricompattato (non senza sofferenza ma con determinazione) per essere contro la sua trasformazione in un figurante di comodo del quadro politico, con sgomento, i Registi hanno capito che stava andando tutto male. Ed è lì che le penne on-demand sono scattate per un ultimo, disperato tentativo di forzare la mano. Ed è lì che abbiamo cominciato a vedere, su tutti i media, i famosi articoli che parlavano di "persone che si ostinavano, nel 2008, a richiamarsi alla tradizione comunista", o di "traditori dell'uomo che per 12 anni ha guidato con successo (sic!) il partito", o di fratelli coltelli, persone che perpetravano vecchi riti, gente fuori sintonia con il mondo moderno, vecchie mummie dei tempi andati, persone che volevano continuare a bearsi della loro ininfluenza, partito che si voleva condannare a rimanere escluso e chi più ne ha, più ne metta. Taciamo di tutti gli articoli che esaltavano quel grande stratega di Fausto Bertinotti, che ne lodavano e apprezzavano le idee, che celebravano i grandi applausi che il suo intervento aveva ricevuto.

Un vero e proprio fuoco di sbarramento che doveva intimidire chi si apprestava a decidere le sorti del Congresso, incudendolo a più miti consigli, forse consigliandogli (nel segreto dell'urna) di passare ad una visione più... come dire? ... pratica delle cose. C'era un pò incredulità che quello che sembrava imprescindibile, impossibile da evitare, fosse invece incredibilmente in pericolo. Del resto, ancora una volta, vuolsi così colà ...

... e invece questi comunistacci hanno "dimandato" di più e, alla fine, ciò che è successo che ciò che doveva essere certo semplicemente non è accaduto.

Le implicazioni politiche
Fuor di metafora, sottovalutare le implicazioni politiche dell'esito del Congresso di Rifondazione
sarebbe sbagliato. C'è un motivo preciso se le decisioni di un partito che non ha raggiunto il 4% alle ultime elezioni politiche erano seguite con tanto interesse e se il risultato ha provocato tanta rabbia e fior di articoli ed analisi, di solito tra il pessimista e lo scherno.

L'obiettivo dichiarato era quello di portare Rifondazione verso il PD, con quello che sarebbe stato l'ultimo passo della sterilizzazione del quadro politico nazionale con la definitiva distruzione di qualsiasi Sinistra che fosse possibile definire tale. Dopo la definitiva conversione del PD, ciò che rimaneva era la sterilizzazione del PRC, l'unico vero partito organizzato di Sinistra con la possibilità di raccogliere consensi non simbolici.   

L'obiettivo era il definitivo spostamento di Rifondazione verso l'accettazione della trasformazione del sistema politico italiano in una copia di quello Statunitense, quel sistema nel quale l'interesse (neanche della Borghesia in senso lato ma specificamente di pochi centri di potere) è difeso attraverso l'istituzionalizzazione dell'oligarchia e la neutralizzazione della Democrazia.

Per forzare o inculcare determinate idee nell'inconscio collettivo, per farle sembrare e apparire come l'unica possibilità valida, è necessario innanzitutto che nel sistema politico non siano presenti alternative a questa visione ma solo sfumature destinate (in teoria) ad assorbire le normali oscillazioni della popolazione. Proprio come nel sistema statunitense non esistono alternative all'oligarchia dei centri di potere: votare Repubblicano o Democratico è così ininfluente che spesso i voti dei candidati sconfitti alle primarie di uno dei due partiti, finiscono per essere racimolati dall'avversario del vincitore, cioè dal vincitore dell'altro partito. Tutto questo perchè in realtà il quadro politico statunitense non presenta alternative ma solo sfumature di una stessa visione. Perfetto nella sua diabolicità: quei centri di potere non possono perdere in nessun caso.

E' chiaro che il sistema può funzionare nel momento in cui non esista, sia nel quadro politico che in quello culturale (ma questo è un problema successivo che si pone in un secondo momento), una visione alternativa a quella da istituzionalizzare. Se c'è un solo modo accettabile di fare le cose, non c'è altro modo di procedere. Ma se esiste una visione alternativa, nei momenti di crisi si potrebbe pensare di affidarsi a questa visione invece che proseguire sul binario già scelto. E visto che questo sistema si basa sulla creazione di crisi in rapida successione per giustificare lo smantellamento del sistema sociale creato con le lotte negli ultimi due secoli, è evidente che questo progetto può funzionare nel momento in cui, con l'arrivo di una crisi, non si possa che proseguire sulla rotta tracciata o, al massimo, accelerare.

A questi burattinai serve quindi un PRC omologato, che abbandoni questa visione alternativa di Società, per trasformarsi in un altro magnificatore della Società attuale, magari pronto a rispondere all'ennesima crisi addossando le responsabilità ai Cinesi, ai Giapponesi, agli Indiani, agli Assiri o ai Babilonesi. Era questa la partita che si giocava con questo Congresso e per questo motivo i giannizzeri (quelli che chiamano giornalisti) dei diversi media erano pronti ad incoronare la trasformazione del PRC nell'ennesimo guscio vuoto. Ma nella notte dei morti viventi, si sa, i vivi sembrano strani e qualche volta, qualche non-morto non riesce a continuare la lotta e si abbandona alla trasformazione e, di lì, alla pace interiore.

Un partito che si ostina invece a richiamarsi alla tradizione comunista e che non abbandona la sua visione alternativa, specie quando il resto del panorama è pesantemente omologato, rappresenta ancora un pericolo. E non c'è dubbio che, rifiutandosi ostinatamente di arrendersi, il PRC si esporrà dal Congresso in poi ad un progetto di ridimensionamento complessivo, progetto che non disdegnerà certo la delegittimazione. Con il rifiuto di omolgarsi, il PRC ha aperto la guerra con chi vuole cancellare ciò che rimane della Sinistra in Italia, e non solo. Non è detto, però, che queste persone abbiano fatto bene i loro calcoli.  

Rss