La generazione "Erasmus" nel biennio che cambierà tutto

Con splendida ed opportuna puntualità, con l'avvicinarsi delle prossime elezioni greche dall'esito quasi scontato (ma che potrebbero rappresentare un pericoloso precedente), è iniziata la campagna mediatica volta a terrorizzare la popolazione moderata, possibilmente allontanandola dalla tentazione di pericolose scelte di rottura con lo status quo. Parte quindi l'opera di demonizzazione dei cambiamenti radicali, vorremmo dire "della Rivoluzione" ma non esiste ancora un clima di tale tipo, che possa indurre nei cittadini il terrore che con il proprio voto si possa aprire la strada a scenari incontrollabili di caos sociale. Verrebbe da ricordare il vecchio detto : attenti a cosa desiderate, perché potrebbe avverarsi.

Inizia La Repubblica, pubblicando un meraviglioso (pun intended) articolo nel quale ci invita a sentirci tutti "ebrei greci" paventando l'ascesa del partito Alba Dorata, uno dei partiti fascisti greci del quale abbiamo visto e letto molto nelle ultime settimane, tanto che ci si potrebbe domandare con quanti voti abbiano vinto le elezioni. Peccato però che quel partito, che pure ha ottenuto un buon risultato, sia ai margini della politica greca avendo racimolato un po' più del 7% dei voti ed è dato in calo netto (attorno al 5%) per la prossima tornata di Giugno. Eppure in TV continuiamo a vedere i fascisti di Alba Dorata che entrano in parlamento marciando e vediamo poco o niente del partito che non solo ha riportato il successo maggiore, e cioè il Partito Comunista Syriza, ma soprattutto quello che tutti i sondaggi danno come vincitore alle prossime elezioni. Se leggiamo le cronache, verrebbe da pensare che il governo dei fascisti in Grecia sia una possibilità concreta, come quello ungherese, con l'unico problema che … questa è l'unica cosa che non può succedere !

E' chiaro che questi articoli e questi appelli hanno lo scopo di spaventare le persone e convincerle a difendere l'ordine attuale che, per quanto brutto sporco e cattivo, è pur sempre quello che dà più garanzie. Del resto, sappiamo tutti che fine faccia chi lascia la via vecchia per la nuova. Questo tipo di analisi da qualche giorno sostituisce quella più classica che accreditava l'incertezza e l'inconsistenza di un voto che sembrava non dare nessuna indicazione, che sembra accreditare l'ipotesi che si vada in ordine sparso verso il caos totale.

L'analisi del voto ha lasciato perplessi anche alcuni amici, come Falce e Martello, tanto che in un articolo pubblicato sul sito la disamina di quanto è accaduto è affrontata in maniera piuttosto generica e soprattutto, per la prima volta da quando li leggo, non viene tracciata con convinzione alcuna linea in particolare. A parte le critiche al gruppo dirigente di Rifondazione e della FdS ed un generico richiamo ad essere alternativi al PD, traspare una certa sorpresa per dei risultati elettorali piuttosto deludenti nonostante un posizionamento piuttosto marcato all'opposizione del Governo Monti.

Viene da chiedersi se sia così e cioè se la tornata elettorale di Maggio che ha portato al voto la Grecia, l'Italia, la Francia e la Germania, non abbia davvero dato alcun tipo di indicazione generale ma se si sia trattato di tornate elettorali isolate e contestuali al clima specifico nella quale si tenevano, sia stata una tornata di elezioni generale per il Parlamento (Francia e Grecia) o elezioni locali come in Italia e Germania. Ovviamente la risposta è no e la traccia è troppo evidente perché possa essere ignorata.

La Generazione Erasmus
E' stata individuata (e temuta) già da diversi anni ma dal 2008, e cioè dall'inizio della crisi, se ne fa esplicito riferimento come il fattore che produrrà grandi cambiamenti non solo in Europa ma in tutto l'Occidente. La chiamano Generazione Erasmus, per indicare quella fascia di persone che si sono affacciate alla vita sociale e politica dopo il dissolvimento dell'Unione Sovietica e che per questo motivo hanno da sempre l'Unione Europea come punto di riferimento politico. E' quella fascia, più o meno tra i 25 ed i 40 anni oggi, che è cresciuta nella fase di espansione del progetto europeista e per questo ha sempre considerato l'Europa (e non il proprio stato nazionale) come il terreno di riferimento sul quale muoversi e crescere. Da qui il soprannome di Erasmus, che anche oggi è il più famoso progetto di interscambio culturale inter-europeo.

Questa categoria di persone oggi non solo può influenzare il voto politico ma ha l'età per entrare nella classe dirigente di partiti, istituzioni e settore economico e sociale. Nonostante i tentativi in senso contrario, non è mai stata liberista e anti-statalista, è ecologista, non è razzista (come potrebbe mai esserlo ?) ed ha sempre guardato ad Est più che ad Ovest. Un quadro desolante per le oligarchie economiche continentali che ne temono giustamente l'ingresso sulla scena politica e sociale perché ne hanno da tempo identificato la tendenza politica che, a voler essere prudenti, potremmo definire "social-democratica".

Il voto anti-capitalista ma europeista
L'ingresso sulla scena politica e sociale della Generazione Erasmus è ben conosciuto e paventato dal Capitalismo ma, sorprendentemente, non è identificato né riconosciuto da una larga parte della Sinistra e questo spiega facilmente due errori che compiono a mio parere soprattutto i compagni di quella che viene chiamata la Sinistra Radicale (e che io chiamerei semplicemente, la Sinistra) :

  • l'incapacità di comprendere l'investimento fatto dai giovani europei nel concetto di Europa;
  • a causa del punto precedente, l'insistenza nel tentare di distruggere l'inadatto processo di integrazione europea come base dell'evoluzione del processo politico.

Questi tragici errori stanno minando la capacità di alcune parti della Sinistra europea di assumere la leadership in un momento di estrema debolezza del Capitalismo continentale e Mondiale, tenendola lontana dai centri di decisione politica e sociale, e sta consentendo al Capitalismo da un lato di trovare nuovi assetti nella lotta interna tra nuovi e vecchi capitalisti e dall'altro di imporre le proprie ricette volte a proseguire il trasferimento di ricchezze dalla classe lavoratrice nella speranza, che come vediamo è vana, che i lavoratori non gradiranno ma non si ribelleranno oltre un certo limite.

Sotto questa luce, si spiega più facilmente un voto che vede trionfare Syriza in Grecia e cioè un partito comunista che però non vuole uscire né dall'Euro né dall'Europa; che vede trionfare Grillo in Italia il quale però è stato costretto a correggere più volte la sua posizione anti-europeista iniziale, modificandola ed iniziando a gridare a gran voce che il M5S non vuole uscire dall'Europa ma solo dall'Euro (posizione che sono sicuro cambierà ancora entro le politiche del 2013); la vittoria di Hollande in Francia nonostante il buon successo di Mélenchon che però era per l'uscita dall'Euro e dall'Europa; ed infine la vittoria della Social-Democrazia nelle elezioni regionali tedesche che vedono la nazionalista Merkel sconfitta ma anche un rimensionamento della Die Linke, anche se non è un partito esattamente anti-europeo.

Il filo rosso (colore non casuale) che lega questi risultati è fin troppo evidente per ignorarlo e non è il riformismo che vince bensì l'europeismo. Non si possono infatti catalogare certo come riformisti i partiti come Syriza o, in una certa misura, il M5S.

Sbaglia, a mio parere, chi ritiene che il processo di integrazione europea sia andato avanti per merito del Capitalismo e non comprende l'investimento politico, sociale e, facendo un po' di Filosofia, emotivo che i cittadini europei hanno fatto nel concetto di Europa. E' solo grazie a questo che il Capitalismo è riuscito a portare avanti l'integrazione europea, processo che ha senza dubbio sfruttato a proprio vantaggio e per i suoi scopi. La prova dell'importante coinvolgimento dei cittadini europei è stato proprio lo stallo che dal 2003-04 ha caratterizzato il processo di avanzamento dell'integrazione : quando i cittadini europei hanno iniziato a non essere più soddisfatti delle modalità di avanzamento di questo processo di integrazione, esso ha rallentato, colpito da raffiche di voti contrari (ove possibile) o di forzate marce indietro della classe politica.

Come sono sembrati lontani i tempi in cui il processo europeo faceva grandi balzi in avanti e questi controverse si risolvevano in poche settimane ... ! Non riconoscere il ruolo fondamentale di supporto del processo di integrazione europea che i cittadini hanno avuto è secondo me una semplificazione sbagliata. Gli stessi cittadini che hanno poi ritirato le deleghe quando è diventato evidente che quel processo era stato costruito in modo da favorire le oligarchie finanziarie e capitaliste e tutto è diventato più difficile, più complesso.

Le prospettive europee e la Sinistra
Se però la casa dei tuoi sogni, quella per cui hai fatto tanti sforzi, è costruita male, prima di buttarla giù e rimanere senza casa ci si pensa due volte e si prova a correggerne i difetti. Se è vero, come è vero, che il sogno europeo è stato sequestrato dal Capitalismo che oggi, in nome di quella prospettiva, impone il proprio tallone sulle popolazioni del Vecchio Continente, non è detto che l'unica prospettiva rimasta sia quella di abbandonare quella idea. Non è un caso, infatti, se stia serpeggiando il terrore tra i ranghi delle oligarchie da quando è diventato più che chiaro che il biennio 2012-2013 avrebbe cambiato completamente le prospettive. In questo biennio si voterà praticamente in tutti i paesi europei, soprattutto quelli di un certo peso (oltre a Grecia e Francia, anche in Italia e Germania, oltre che in moltissimi paesi più piccoli. Sostanzialmente, solo in Spagna c'è una minima prospettiva di stabilità politica nel biennio anche se non giurerei che rimarrà tale) ed è chiaro che le ricette del capitalismo internazionale stanno per essere spazzate via dal voto popolare. E non è un caso se, tentate prima dallo scomporre e ricomporre il quadro politico dei singoli stati con improbabili alleanze, le oligarchie abbiano abbandonato questa idea quando hanno capito che le popolazioni non avrebbero esitato ad abbandonare i partiti "storici" qualora si fosse provata questa strada, rendendo vana qualsiasi alchimia politica che mantenesse al potere gli amici degli amici.

Il voto di domani che consegnerà a Syriza il governo della Grecia segnerà lo spartiacque della risposta dei lavoratori alle oligarchie finanziarie e capitaliste, un evento benefico che raggiungerà tutti i paesi europei e occidentali. E tuttavia ai compagni delusi perché Syriza non procederà nell'uscita dall'Euro e dall'Europa voglio ricordare che in nessun paese dei 27, nemmeno in Grecia (ed è tutto dire), un referendum sull'uscita dall'Europa avrebbe la maggioranza dei consensi (queste indagini vengono fatte costantemente, com'è ovvio) e questo dà la misura dell'errore che viene commesso in questo momento e che rischia di far cadere una parte della Sinistra europea nel vecchio concetto stalinista ed aristocratico del "popolo che non sa quello che vuole" e del "popolo da guidare".

Accettare oggi di uscire dall'Europa e persino dall'Euro significa indietreggiare nella sfida globale che il Capitalismo ha lanciato ai lavoratori, ammettere implicitamente che la Sinistra non è in grado di governare un processo di globalizzazione in chiave anti-capitalista se non nei termini in cui lo si possa realizzare con il modello cinese o con quello stalinista (non siamo noi, forse, gli Internazionalisti ?). E a nulla valgono le presunte motivazioni numeriche che partono dall'idea che esista effettivamente un Mercato o una entità capitalista che si muova su base scientifica, una cosa che si nega con forza un giorno e poi si usa per giustificare i vantaggi delle exit-strategy. Il Mercato non esiste, è una costruzione fantasiosa che è servita al Capitalismo per giustificare in termini realistici le proprie ruberie e sperequazioni e se si avesse bisogno di un esempio recente, si consideri la parabola delle agenzie di rating che, quando hanno iniziato a lavorare al servizio di una parte sola del Capitalismo nella guerra tra anglosassoni ed europei, sono state depotenziate e rese irrilevanti nel giro di poche settimane.

In questo senso, una cosa che si ritiene impossibile come la posizione di Syriza ("non pago il debito ma non lo rinnego") acquista una veridicità nel campo del pragmatico che supera tutte le obiezioni teoriche e che espone il Capitalismo alle contraddizioni di se stesso. Se la Grecia andasse in default, una parte potrebbe essere costretta a rimborsare fino a 70 miliardi di Dollari di derivati che gli istituti incriminati non potrebbero mai pagare (quindi 70 miliardi di perdite per tutti) ma se la Grecia non andasse in default ma non pagasse, qualcuno potrebbe sperare di prendere una parte dei crediti vantati e le banche non fallirebbero. Di colpo, l'impossibile diventa la cosa più conveniente !

Se la Sinistra anti-capitalista vuole avere una prospettiva deve porsi il problema di offrire una forma diversa di globalizzazione che tenga presente che questo processo sia assolutamente naturale ed ineluttabile, non semplificare cercando di restringere il campo della lotta ai confini nazionali nella speranza di riacquistare più visibilità e più rappresentatività. La Sinistra europea deve proporsi per governare in chiave anti-capitalista e, se vogliamo, anti-riformista il processo di integrazione europea che i popoli europei ormai hanno nel proprio DNA da centinaia di anni, accettando la sfida del Capitalismo e proponendosi come un sistema sociale ed economico superiore per il futuro e non in chiave di reinterpretazione del passato. E nel futuro c'è l'integrazione non solo dei popoli europei ma dell'Umanità in genere.

 

Pensavate che se ne sarebbero stati buoni buoni a casa a guardare il Grande Fratello ?

23. October 2011 14:08 by Admin in Economia, Featured, Socialismo  //  Tags: , , , , , , , ,   //   Comments (0)

Look what's happening out in the streets
Got a revolution Got to revolution
Hey I'm dancing down the streets
Got a revolution Got to revolution
Ain't it amazing all the people I meet
Got a revolution Got to revolution
One generation got old
One generation got sold
This generation got no destination to hold
Pick up the cry
Hey now it's time for you and me
Got a revolution Got to revolution
Come on now we're marching to the sea
Got a revolution Got to revolution
Who will take it from you
We will and who are we
We are volunteers of America

 


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