Se si è amanti del buonumore consiglio di leggere l'esilarante articolo che Massimo Giannini, vicedirettore di Repubblica, ha scritto per l'edizione online del suo giornale. Il magnificat di Giannini suona ancora più grottesco all'indomani della presentazione di quello che Monti (che si crede un Berlusconi più intelligente) ha definito il decreto "cresci-Italia", segno che probabilmente l'articolo era già pronto e predisposto, pronto per essere pubblicato in qualsiasi caso. Ed infatti, l'articolo in sè non affronta nessuno dei temi del decreto, lanciandosi solo in spericolate e sperticate lodi del Governo Monti e di piccole stoccate a Berlusconi, che ovviamente non perde occasione per rendersi ridicolo.
Quindi la montagna ha partorito l'incredibile topolino e capisco bene lo psicodramma nel quale si trova il Partito Democratico che nel giro di un mese incassa una manovra finanziaria da incubo ed un decreto sulla crescita che a dir poco fa ridere, il tutto quando avrebbe vinto a mani basse le elezioni (se ci fossero state) e ora rischia di tirare la volata al Centro-Destra, ancora una volta. Ma parlare male del PD è davvero ormai come sparare sulla Croce Rossa. Non è nemmeno più divertente e non è mai stato utile.
Dopo attenta riflessione, Monti ha scoperto che l'Italia non cresce per colpa dei tassisti e perchè ci sono poche farmacie, senza dimenticare l'annosa piaga dei periti delle assicurazioni che compilano perizie false, affossando così il PIL. Esilarante è dire poco. E il bello è che ci hanno dovuto anche pensare tantissimo... !
L'apparenza è un pacchetto di norme sostanzialmente ininfluenti da un lato, e che richiedono molto tempo per incidere, dall'altro (taxi, Authority varie, tribunali aggiuntivi, Ordini professionali e così via), senza contare che i vantaggi di queste "liberalizzazioni" sono tutti da provare.
Non posso dire di non essere sopreso della pochezza di queste misure, nonostante fossi più che conscio della natura di questo Governo. Qualche settimana fa avevo scritto che mi aspettavo un miglioramento iniziale della condizione generale dell'Economia italiana perchè mi aspettavo che Monti, forte del suo presunto a-partitismo, avrebbe avuto il supporto dei partiti per fare il "lavoro sporco", cioè quella sostanziale rimodulazione dell'Economia italiana necessaria per dare un minimo di parvenza di una Economia di Mercato al nostro paese. Certo, l'obiettivo di questa operazione non era sicuramente il miglioramento delle condizioni degli italiani ma l'apertura alle lobby del Capitalismo globalizzato per fare semplicemente razzia del Capitalismo straccione del nostro paese.
Questo processo, in quasi tutti i paesi è stato accompagnato da un generale miglioramento delle condizioni economiche che consentissero di giustificare le novità introdotte. Tutto il gioco delle liberalizzazioni, ad esempio, si basa su un inganno molto semplice e ben studiato : nel breve periodo, i soggetti che entrano nei mercati liberalizzati avviano operazioni di riduzione dei costi, forti del loro potere economico che consente loro (se necessario) anche di azzerare i guadagni o addirittura di operare in perdita. Si tratta infatti di soggetti che fanno parte di conglomerati economici (multinazionali o altri soggetti "forti") che spesso operano in settori diversi. Questa situazione costringe i precedenti operatori di quei mercati ad assottigliare i propri margini per inseguire non solo i propri concorrenti ma soprattutto l'idea che le "liberalizzazioni stiano funzionando" che l'opinione pubblica (e i media compiacenti) avvalorano. A differenza dei nuovi soggetti, i vecchi operatori spesso operano solo in quel settore e non hanno alcuna flessibilità o margine derivante da altre operazioni o attività. In breve tempo, la maggior parte di questi operatori chiude o cede la propria attività dalla quale non riesce a trarre sufficienti utili ed i nuovi operatori iniziano la fase di concentrazione delle quote di mercato nelle mani di pochi soggetti, cosa che genera una inversione nelle dinamiche economiche che porta i prezzi nuovamente verso l'alto. Il processo termina con ricchi utili per i nuovi soggetti che hanno spazzato via qualsiasi concorrenza e che sono inattaccabili essendo in teoria quel mercato pienamente liberalizzato ma composto da pochi soggetti troppo grandi per essere battuti.
Il temporaneo miglioramento delle condizioni economiche è ciò che consente alle lobby di far ingoiare ai cittadini riforme di ben altra portata nel lungo periodo (si pensi alle pensioni, alle modifiche delle normativa sul Lavoro etc.). Invece, con mia grande sorpresa, non stiamo assistendo ad un fenomeno di questo tipo e da subito Monti ha iniziato semplicemente a far approvare misure che non hanno nè avranno alcuna incidenza sulle condizioni di vita degli italiani. Prima un nugolo di tasse, poi un decreto con una valaga di misure generalmente ininfluenti. A quelli che chiedono, come il PD, una foglia di fico dietro la quale nascondere questa valanga reazionaria, Monti risponde picche. Per capire i rapporti di forza, quando nel PD Bersani, probabilmente sbigottito, ha dichiarato che "si può fare di più e di meglio", Monti ha subito replicato che "il decreto in Parlamento non si tocca", incassando subito una risposta eloquente sempre dal PD : "siamo con Monti fino alla fine". Più chiaro di così...
Sembra una grande prova di forza del Capitalismo, l'aver imposto Monti e poi una agenda che non ha neanche la parvenza di equità sociale, trascinando con sè la Politica tutta. Ma se la si guarda da una prospettiva diversa, questa foga nasconde una grande debolezza perchè enfatizza tutte le contraddizioni nelle quali il Capitalismo stesso è caduto e dalle quali non sa come uscire. E' più che chiaro che continuare nel processo di trasferimento della ricchezza dai ceti popolari a quelli più abbienti, un processo in atto dalla metà degli anni '70 e che quindi sta per coprire due generazioni, non potrà che causare una risposta da parte delle diverse popolazioni e, cosa ancora peggiore per le elite economiche, contribuire a saldare le loro lotte. Questo processo è chiarissimo e la sua evoluzione è visibile ad occhio nudo, nonostante l'incredibile ignavia e mancanza di qualsivoglia idea concreta da parte delle forze socialiste e comuniste, e dopo una lunga gestazione il cui inizio risale alle prime avvisaglie della Crisi (quindi sin dal 2006-2007) e la necessità di trovare una auto-organizzazione che in teoria avrebbero dovuto fornire proprio le forze rivoluzionarie, inizia a mostrare la sua consistenza in forme più tangibili.
E' chiarissimo che per cercare di normalizzare la situazione, le elite economiche dovrebbero interrompere il processo di trasferimento della ricchezza ed iniziare a concedere qualcosa della quantità enorme di risorse che hanno accumulato. In questo senso, le risposte della popolazione greca alle misure che il Governo di Atene sta implementando sotto il ricatto delle forze del Capitalismo europeo sono indicative perchè non solo ormai la Grecia è sull'orlo di una rivoluzione ma le misure approvate non hanno fatto altro che peggiorare la situazione economica del paese ellenico, cosa che ha richiesto ulteriori misure ed inasprito ancora di più la risposta della popolazione. Tanto è vero che recentemente gli sforzi per "salvare" la Grecia si sono affievoliti, essendo abbastanza chiaro che ulteriori misure non potrebbero essere accettate dalla popolazione.
Una evoluzione simile si registra sia in Spagna che in Italia. La pace sociale vacilla e potrebbe probabilmente essere messa in sicurezza con poche concessioni che però le lobby finanziarie ed economiche non sono in grado di fare. Un segnale di estrema debolezza che suggerisce come queste forze percepiscano come decisiva questa battaglia e siano disposte a rischiare la ripresa del conflitto sociale pur di non cedere. Questa posizione non può essere facilmente spiegata se non con una considerazione: il Capitalismo globalizzato considera la propria posizione e la propria supremazia di molto più debole di quanto questa non appaia, tanto da non poter neanche rischiare una inversione di tendenza, seppur momentanea.
E se si osservano la manovra economica di Dicembre ed il decreto annunciato ieri, si nota una importante traccia sotterranea : la guerra scatenata da Monti contro la piccola borghesia italiana. Avvocati (e i professionisti in generale), farmacisti, tassisti : tutto lascia pensare che, sistemati i lavoratori ed i pensionati, ora la grande elite vada a caccia della ricchezza reale del paese, una ricchezza che non è mai stato possibile attaccare a causa dell'enorme evasione fiscale che la nasconde alle statistiche ufficiali. E' noto infatti che la maggiore evasione fiscale non la fanno certo le grandi aziende ed i grandi patrimoni, i quali semplicemente operano nel campo dell'elusione, avendo più mezzi ed infatti Confindustria ha sempre tuonato contro l'evasione fiscale. I Marceglia, Bombassei, Berlusconi o Della Valle hanno decine di modi per eludere il fisco italiano in modo perfettamente legale e non hanno certo bisogno di assumere in nero i dipendenti o di intestare gli appartamenti alla nonna.
Se la tendenza è chiara la domanda resta : perchè rischiare così tanto ? Nessuna delle politiche di contrasto alla Crisi messe in atto, sia essa di espansione monetaria o rigore finanziario, sta avendo effetti positivi e questo è indice della particolarià della situazione e l'incapacità di gestire questa fase storica con le soluzioni tradizionalmente impiegate. Se da un lato il Capitalismo globalizzato ha accumulato enormi ricchezze nominali ed è diventato una forza terribile da fronteggiare, esso ha anche generato una saldatura tra le diverse popolazioni che per ora non sono organizzate o sono organizzate in maniera spontanea (il movimento Occupy è forse la traccia più visibile, sia nel bene che nel male) ma che non tarderanno ad assumere una struttura più definita. La volontà di andare allo scontro indica che non vi sono alternative a questo confronto.
A questo punto bisognerà chiedersi se la ricchezza accumulata dal Capitalismo globalizzato sia solo nominale e se in questa fase esso sia alla ricerca di una chiave per convertirla in qualcosa di più tangibile e questa situazione apre delle enormi possibilità per i movimenti popolari e rivoluzionari. Ammesso che questi sappiano organizzarsi.
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In un articolo pubblicato sul sito del Campo Antimperialista (e su Facebook), Moreno Pasquinelli analizza quella che è la situazione europea dopo il nuovo summit di "emergenza" di Bruxelles, sostanzialmente pronosticando un fallimento del summit. Sono d'accordo con molte delle sue conclusioni con due importanti eccezioni: la prima è relativa alla nota posizione del Campo in favore dell'uscita dell'Italia dall'area Euro e la necessità di rinnegare il debito pubblico italiano, forzando il default del nostro paese; la seconda è invece relativa ad una certa visione unitaria delle forze capitaliste, trainate dalla Germania in primis ma comunque allineate nel modo di gestire l'attuale crisi. Sono due differenze che non modificano una certa "visione di base" comune ma che portano ad una certa differenza su come affrontare e rispondere all'attacco che senza dubbio è in atto.
Il vertice di Bruxelles e la storica separazione
Non si può comprendere correttamente quello che sta avvenendo se non si inquadrano le differenze che, alla fine, hanno portato alla storica separazione tra i 26 paesi dell'Unione Europea e la Gran Bretagna. Niente di nuovo sotto il sole, intendiamoci, perchè il risultato del vertice è solo la conferma di qualcosa che si sapeva da oltre 30 anni e cioè la natura solo tattica dell'adesione della Gran Bretagna all'Unione Europea che da sempre ha solo l'obiettivo di poter influenzare le decisioni europee e, se possibile, fra naufragare l'Unione. Questo è l'obiettivo principale della Gran Bretagna, lo è sempre stato è probabilmente lo sarà sempre. Sebbene molti quotidiani e commentatori conservatori facciano oggi buon viso a cattivo gioco, sbandierando una presunta vittoria, la separazione è drammatica per la Gran Bretagna : finchè ci fosse stata una Unione Europea, la GB doveva farne parte per poterne influenzare le decisioni ed impedire che venissero prese decisioni che in qualche modo potessero essere contrarie ai suoi interessi. Un cavallo di troia che consentisse agli inglesi di poter accedere all'enorme mercato europeo, se questo si fosse consolidato.
L'esito del vertice invece sancisce la separazione che porterà oggi la GB a diventare un avversario della UE e, esplicitamente, conferma come la City londinese sia stata sostanzialmente processata e trovata colpevole di agire in modo contrario agli interessi della UE stessa. Perchè è importante notare che la frattura si sia consumata sulla regolamentazione dei mercati finanziari, con la Gran Bretagna che ha deciso di rifiutare qualsiasi tipo di accordo che le impedirebbe di continuare la propria attività di attacco finanziario ai paesi europei, di fatto confermando la presenza delle proprie impronte digitali sulle speculazioni finanziarie che stanno tentando di mettere in ginocchio l'unione monetaria, insieme con i solidali statunitensi.
Dal 2008, anno dell'inizio della crisi finanziaria, l'Unione Europea ha deciso di procedere all'implementazione di riforme delle norme finanziarie per limitare l'impatto potenzialmente devastante di conglomerati ricchi di soldi (spesso virtuali) all'attacco di economie che erano ancora per lo più basate su attività produttive. Dal 2008, le Economie Occidentali sono sostanzialmente degli zombie in attesa del colpo finale e su questo concordo al 100% con Pasquinelli ma da quell'anno è anche partia una guerra finanziaria senza precedenti tra il mondo anglosassone e l'Unione Europea, con l'obiettivo esplicito di fra naufragare l'Unione attraverso attacchi sempre più espliciti e violenti. Il perchè è presto detto: Stati Uniti e Gran Bretagna sono ormai due paesi virtuali, schiacchiati dal peso dei propri debiti e dall'incapacità ormai di produrre qualsiasi cosa. Entrambi sono sull'orlo di un default che sarebbe devastante e che, soprattutto, può farli diventare paesi del Terzo Mondo, vista la loro particolare situazione. Nessuno dei due paesi rimarrà a guardare e da almeno 3 anni tentano qualsiasi cosa, dagli attacchi finanziari e speculativi all'inizio di una grande guerra regionale che potrebbe rimettere tutto in discussione.
Il summit di Bruxelles sancisce la rottura definitiva tra la UE ed il mondo finanziario anglosassone e la conferma che l'Europa va verso una stretta sul mercato finanziario per tentare di annullare gli effetti degli attacchi speculativi della finanza di USA e GB. Non è un caso, infatti, se all'indomani del cambio di Governo in Italia e la vittoria alle elezioni dei conservatori spagnoli, due eventi che avrebbero dato più potere alla fronda europea del taglio delle spese come lenitivo per la crisi finanziaria, un tipo di soluzione in aperto contrasto con le massicce iniezioni di liquidità decise da USA e GB, le agenzie di rating statunitensi abbiano annunciato, in maniera del tutto inusuale, che avrebbero probabilmente rivisto il rating di ben 15 paesi europei, praticamente un attacco globale all'Unione Europea nel suo complesso, un colpo finale con cui si tenta (viste le difficoltà che ha avuto l'Unione a rispondere ad attacchi a singoli paesi) di creare un accerchiamento finale che distrugga la UE.
Persino i prudenti commentatori europei hanno definito queste intenzioni come "sospette" e non c'era dubbio che la UE avrebbe dovuto rispondere con forza e la separazione decisa l'altro giorno non fa che confermare questa analisi e certificare ciò che era evidente.
Gli effetti del vertice di Bruxelles
Sono senza dubbio d'accordo con Pasquinelli quando dice che il summit non ha prodotto alcuna soluzione reale ai problemi attuali della UE ma, come lui, penso che nessuna soluzione reale potesse essere trovata perchè semplicemente gli stati occidentali sono in bancarotta. Ma c'è una considerazione importante che bisogna fare: i due "blocchi" sono in questo momento in competizione ed il crollo dell'uno può rappresentare una importante boccata d'ossigeno per l'altro. In questo momento ci sono due bubboni che stanno per esplodere ma il primo che esploderà allenterà la pressione sul secondo. E' il tempo che il Capitalismo europeo sta cercando di comprare, tempo per resistere ed attendere che gli altri crollino sotto il peso dei loro problemi.
La strategia del quantitative easing
Sappiamo tutti che il normale funzionamento del Capitalismo non può essere ripristinato se non bruciando i debiti che si sono accumulati ed è questo il senso, penso, della proposta di Pasquinelli, l'uscita dall'Euro ed il default dell'Italia. In generale, non esisterà una ripresa economica fino a quando i debiti accumulati soprattutto dalle istituzioni finanziarie occidentali non saranno bruciati ed il ciclo possa riprendere ma il default che servirebbe avrebbe effetti di dislocazione geo-politica di notevoli dimensioni. L'intero Occidente, che per secoli ha potuto sfruttare la propria superiorità tecnologica (prima) e maggiore industrializzazione (poi) per riprendersi, si troverebbe a fronteggiare una situazione nella quale non si è mai ritrovato. La de-industrializzazione, la quasi totale assenza di materie prime all'interno dei propri confini e l'accumulo che i paesi emergenti (in primis la Cina) hanno fatto di risorse importanti (non solo l'oro ma anche molti altri metalli, per esempio), accoppiata alla ovvia svalutazione monetaria di tutte le monete occidentali e quindi a ridottissimi poteri d'acquisto, rendono il recupero delle posizioni dopo un default una impresa ardua se non impossibile.
Si consideri a questo proposito che parliamo di somme enormi. Si stima infatti che dal 2008 all'inizio del 2012 saranno spariti (cioè bruciati, dissolti perchè erano debiti non esigibili) circa 30.000 miliardi di dollari e si ritiene (ma è una stima prudente) che entro il 2013 questo conteggio salirà a circa 60.000 miliardi di dollari, cioè una cifra pari al PIL mondiale annuale.
Chi fallisce, insomma, si riduce a diventare un paese del Terzo Mondo e a decenni (non pochi anni) di povertà e miseria. Ovviamente, questa dislocazione aprirebbe le porte ad un completo ripensamento dell'organizzazione interna di questi paesi, con evidenti possibilità per una riorganizzazione degli stati in forma socialista. In questo senso gli anglosassoni hanno bisogno che il sistema degradi in maniera ordinata ed avevano sostanzialmente proposto alla UE una azione coordinata per far crollare tutto in modo pre-ordinato, in modo che nessuno tra i due se ne potesse avvantaggiare nei confronti dell'altro. E' evidente che gli europei non erano d'accordo.
In USA e GB sono partiti già nel 2006-7 con la strategia del QE che sostanzialmente puntava a svalutare la moneta per ridurre il peso del debito estero senza rinnegare il debito e bruciarlo. Ciò che è stato chiarissimo nei 5 anni successivi è che questa strategia non ha funzionato: la moneta si è svalutata ma i debiti hanno continuato a crescere. La svalutazione, a sua volta (parliamo anche del 50% sull'Euro, per esempio) non è stata sufficiente perchè quella necessaria per avere degli effetti sarebbe dovuta essere di molto superiore, praticamente la sostituzione del Dollaro con un'altra moneta. La tenuta europea ha invece costretto gli USA e la GB a non poter svalutare troppo le loro monete o gli europei avrebbero potuto semplicemente "comprare" i due paesi. Nel contempo, la strategie di massicce iniezioni di valuta per coprire i debiti delle banche non ha generato assolutamente nessuna ripresa nel mercato del lavoro nè una ripresa dell'Economia in generale. In pratica, è stato un disastro che ha solo ritardato il momento in cui i nodi sarebbero dovuti arrivare al pettine, momento che sta ora avvicinandosi a velocità impressionante in un anno terribile specialmente negli USA : quello delle elezioni presidenziali.
Con le Presidenziali in arrivo, la disoccupazione reale che ormai galoppa verso il 20%, oltre 40 milioni di statunitensi che sopravvivono grazie ai sussidi di stato, nessun segno di ripresa del mercato del lavoro e di quella che chiameremmo "Economia reale", pensare che gli Stati Uniti possano pensare di mettere in atto strategie credibili di riduzione della spesa e di contenimento del debito è purà follia. Sappiamo bene tutti che i debiti di USA e GB non possono essere ripagati in nessun modo e che dovranno essere bruciati. Un default disordinato non avrebbe altro effetto che non riportare il paese che lo subisce indietro di 30 o 40 anni ed è per queste ragioni che, purtroppo, l'esito più scontato per questa situazione è probabilmente una guerra.
Il ruolo della Sinistra in questa fase
Si concentrano qui le maggiori differenze tra me e Pasquinelli, che propone da subito l'uscita dall'Euro e di rinnegare il debito dell'Italia, cosa che ovviamente darebbe luogo alla reintroduzione della Lira, enormemente svalutata e per questo molto competitiva con le monete più forti (lo stesso Euro ma anche il Dollaro e la Sterlina).
Ma io mi porrei due domande, una di carattere pratico e l'altra di carattere più generale. La prima: rinnegare il debito è efficace (ed anche moralmente giusto, aggiungerei) per i paesi che hanno una altissima quota di debito verso l'estero, frutto spesso di speculazioni estreme come le privatizzazioni dei servizi essenziali, prestiti FMI con tassi e condizioni impossibili ed altre ruberie proprie delle strategie neo-liberiste e neo-colonialiste. La mia domanda è : l'Italia è in questa situazione ? Ovviamente no. L'Italia non è stata cooptata da forze estere in accordi contrari agli interessi nazionali che l'hanno poi fatta cadere nella trappola del debito dalla quale non può più uscire. L'Italia ha usato i soldi del proprio debito pubblico per foraggiare una classe politica corrotta che ha generato poi un sistema interno anch'esso corrotto ed inefficiente, oltre che politiche clientelari che ancora oggi usano i soldi pubblici per interessi privati.
Inoltre, circa il 40% del debito pubblico è in mano ai cittadini italiani : rinnegarlo annullerebbe istantaneamente questa ricchezza interna e gli effetti positivi delle due operazioni (uscita dall'Euro e cancellazione del debito) sarebbero annullate dalla necessità per molti di dover ricreare questa ricchezza interna. Tra l'altro, nel momento stesso in cui se ne parlasse, sappiamo bene che i meglio-informati (per parlare di clientele e corruzione) correrebbero a vendere il debito italiano prima della sua cancellazione ed i BTP rimarrebbero nelle mani dei poveracci che vedrebbero sparire le poche ricchezze accumulate con una vita di lavoro.
Per quello che riguarda l'uscita dall'Euro, non c'è dubbio che questa sia l'Europa dei banchieri e delle elite finanziarie ma il fatto che lo sia non vuol dire che il processo di unificazione economica tra i 27 non sia di per sè una cosa positiva. Semmai, più che uscire dall'Euro, ci si dovrebbe porre il problema su come trasformare l'Europa dei banchieri nell'Europa delle persone ed è per questo obiettivo che io vorrei che i compagni (non solo del Campo ma anche in generale) avessero un piano, una strategia. Una analisi della situazione corrente nell'area delle Sinistre è fuori dagli obiettivi di questo post e sarà oggetto di un altro articolo ma io vorrei capire quale sia la prospettiva di questa visione proprio nei giorni in cui, in America Latina, viene creato il CELAC, un organismo che include tutti i paesi del Sud America e dei Caraibi e che esclude solo USA e Canada, contrapponendosi al comitato d'affari dell'OAS voluto da Washington, ed ispirandosi alla rivoluzione bolivariana alla quale direttamente si ispira e che prevede, in ultima analisi, un percorso che porti all'unione politica dei partecipanti ed una visione sottoscritta da giganti come il Brasile.
Che le Sinistre europee propongano una polverizzazione ed una nuova regionalizzazione del contesto e delle lotte dopo che, con la situazione maturata, si potrebbe iniziare a pensare ad una loro globalizzazione e proprio nel momento in cui questo processo di riavvicinamento, politico economico e monetario, viene da molti considerato la migliore risposta alla globalizzazione del Capitalismo tanto che nella regione in cui le Sinistre (pur con tutti i loro difetti, le loro differenze e contraddizioni) sono più di tutte al Governo di paesi non solo importantissimi (si pensi al Brasile) ma anche ricchi di materie prime e per questo potenzialmente ancora più ricchi (si pensi a Venezuela, Bolivia e così via...), beh a me desta qualche perplessità.
Detto in maniera più semplice: la Sinistra che non riesce ad organizzare una risposta globale al Capitalismo globalizzato, propone un salto indietro verso la polverizzazione, forse per rendere più limitato il contesto e sperare di riguadagnare l'importanza e la centralità perdute. Ma è la strategia più corretta ed efficace o sarebbe forse il caso di pensare di potere e dovere fare un salto di qualità per combattere il Capitalismo con nuove forme globali di aggregazione ?
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Devo ammettere di essere rimasto un pò stupito dalla Manovra che Mario Monti ha presentato ieri e stupore era quello che ha iniziato a trasudare dai primi commenti di alcuni dei suoi più convinti sostenitori, in particolare dall ex-opposizione al Governo Berlusconi. C'è un misto di incredulità e di sorpresa che, a leggerli bene, emerge da commenti di esponenti dell'UdC, di FLI e dal PD in particolare, perchè possiamo dire tranquillamente che quella che Monti ha presentato è una manovra "tremontiana", da ragionierino, fatta di interventi che sembrano più uno spot indirizzato a qualcuno più frutto di una particolare competenza. Nel puro stile Tremonti, Monti prende tempo, rimanda, ammicca, fa intendere senza dire, con la differenza che per Tremonti questa era una necessità, paralizzato com'era da una maggioranza divisa da interessi diametralmente opposti e dalla volontà di Berlusconi di cercare di lucrare su qualsiasi cosa per diventare "potere a sè stante". Una manovra che è così indecifrabile da leggere negli sguardi dei sostenitori di Monti la domanda da 100 milioni: ma davvero serviva lui e lo squadrone di "super-tecnici" per partorire qualcosa di così incolore ? Qualsiasi deputatino di Palazzo poteva concepire una cosa del genere...
Intendiamoci, il mio giudizio è particolarmente negativo perchè è chiaro che a pagare questi 30 miliardi aggiuntivi dovrebbero essere sempre i soliti noti ma, per essere classista, la Manovra non lo è abbastanza da poter dire che l'intento era quello di essere classista. E tante cose che si davano per scontate e che, tutto sommato, erano accettate ormai da tutti (come l'aumento dell'IRPEF per i redditi più elevati, ad esempio) non sono state inserite ben sapendo che questo avrebbe scatenato perplessità e proteste, soprattutto all'interno di quella larga base parlamentare che ha promesso di sostenere Monti, in particolare il PD. Che, con tutta evidenza, non può confrontarsi con una manovra così pesantemente sbilanciata su misure (dirette o indirette) che colpiscono principalmente le persone più deboli.
Sembrerà strano ma... questa manovra è troppo sfrontata, da una parte, ed è troppo blanda dall'altra. C'è troppa disparità tra le misure destinate a colpire la povera gente e quelle che non sono presenti per aggredire i grandi patrimoni ed i centri di ricchezza, tranne qualche intervento di facciata, e soprattutto c'è troppa rassegnazione in quel parco di interventi che doveva essere il fulcro della manovra e cioè la parte sul cosiddetto "sviluppo" che, a livello europeo, è dal Capitalismo stesso considerato un obiettivo imprescindibile per riprendere il controllo delle diverse società che, come hanno dimostrato le difficoltà della stessa Merkel in Germania, stanno insesorabilmente scivolando verso Sinistra. E non deve essere sfuggita neanche il risultato delle elezioni russe, nelle quali Comunisti e Centro-Sinistra hanno ottenuto un risultato inaspettato in un paese che ha sentito meno i contraccolpi delle recessioni Occidentali e dove Putin rimaneva molto popolare. Questo risultato, così inatteso, andrà approfondito meglio in altra sede ma sono sicuro che i campanelli d'allarme stanno suonando nelle Cancellerie Occidentali.
Era così evidente che una Manovra di questo tipo avrebbe provocato delle reazioni opposte al clima bi-partisan che si era faticosamente creato, che davvero risulta strano che la cosa sia stata ignorata. E infatti, il primo effetto, nello sbigottimento generale di queste ore, è stato quello di riavvicinare i sindacati che, seppure formalmente divisi, hanno tutti proclamato 4 ore di sciopero per Lunedì. Ed è inevitabile che ci sia una convergenza e che questo abbia provocato anche dei distinguo all'interno dell'IdV e di SEL.
Anche perchè tutto il capitolo Sviluppo, che avrebbe dovuto essere il centro della Manovra, è apparso sin da subito di estrema debolezza. I soliti cantieri da sbloccare (ma quante volte sono stati sbloccati ? ), la liberalizzazione dei farmaci di classe C, un miliardo e mezzo (!) di sgravi sull'IRAP per le aziende che assumono e... basta ! Sarebbe questo il grande piano ? Davvero servivano Monti e Passera per una cosa del genere ? E poi un fumoso "fondo di garanzia" per 20 miliardi (20 miliardi ?!?!? ) per le imprese piccole e medie i cui criteri non sono assolutamente chiari e che sembra più che altro uno spot piuttosto che una misura reale e concreta, anche perchè non è accompagnata da nessuna misura specifica che incida sui meccanismi di concessione di queste garanzie che obblighino ad esempio le banche ad aumentare il credito nei confronti delle PMI. E questo nonostante si sia approvata una misura che garantisce i debiti delle banche per 7 anni !
E' chiaro che la manovra è troppo sbilanciata perchè ci si aspetti un supporto dei partiti e delle associazioni vicine ai ceti più deboli. E questo nonostante la semplicissima considerazione che sarebbe bastato poco per far digerire alcune delle misure introdotte senza troppe discussioni. Si pensi alla tassa sui capitali scudati (circa 105 miliardi di euro): con l'attuale misura si recupereranno circa 1,5 miliardi di euro ma basterebbe portarla al 5% (comunque un affarone per chi ha scudato, che alla fine si troverebbe a pagare il 10% totale) per trovare 4-5 miliardi da usare per garantire un reddito minimo a coloro che perdono il lavoro. Voglio dire, non ci vuole davvero un genio a capire che, dando un pò di sollievo a coloro che hanno sentito di più la crisi oggi, questi accetterebbero anche contropartite difficili come l'ennesimo salasso sulle pensioni, anche perchè è evidente che queste persone non possono avere un orizzonte molto lungo per contrattare ma devono pensare al domani, più che ai 5 anni che verranno.
Possiamo pensare che l'arroganza del potere abbia accecato i "bocconiani" che hanno voluto umiliare ancora una volta i lavoratori ed i loro rappresentanti, dal loro podio di banchieri o elitisti, ma davvero pensiamo che il Capitalismo abbia bisogno in questo momento di prove di forza così sfacciate ? E comunque, come detto, è interesse del Capitalismo oggi generare un minimo di ripresa economica per mantenere il controllo su una società che non rimarrà buona e zitta ancora per molto. Tra l'altro, l'Italia era una di quelle nazioni in cui il conflitto sociale, se pur presente e visibile, aveva assunto delle forme di confronto meno radicali che in altri paesi. E' davvero lo scontro ciò di cui oggi il Capitalismo ha bisogno ? L'esperienza di quello che succede negli altri stati europei ci dice di no, che il Capitalismo, pur diviso tra chi è convinto che si possa assestare il "colpo finale" ai lavoratori ed inaugurare un nuovo '800 e chi invece pensa che si sia andati troppo oltre e che sia importante consolidare i successi degli ultimi 30 anni, mostra di temere che la reazione delle masse possa essere eccessiva.
In più, la Manovra Monti è zeppa di una-tantum e di misure dagli effetti incerti o limitati nel tempo, è chiaramente recessiva nella sua iniquità e apporta riforme strutturali di scarso impatto, se non per il loro contenuto simbolico (come le pensioni). Il grosso degli introiti arrivano da misure come l'introduzione dell'ICI, l'aumento dell'IVA e degli estimi catastali che difficilmente possono considerarsi misure davvero strutturali (si pensi all'ICI che dal 2006 al 2011 è stata rimossa parzialmente, poi totalmente e quindi re-introdotta...). Il tutto per una manovra che, con circa 20-30 miliardi di consistenza, è tutto tranne epocale, sia per il riequilibrio dei conti a lungo termine sia per le esigenze a breve termine.
C'è odore di spot in questa manovra, uno spot aggressivo per far intendere che la Borghesia italiana ha ripreso il controllo dopo il vuoto berlusconiano, ma uno spot che tutti sanno essere insostenibile ed indigeribile e che nel giro di poco porterà ad annullare quell'esile equilibrio sociale che era rimasto in Italia. Ad una manovra del genere, la popolazione non potrà che rispondere duramente.
Ma allora a cosa serve ? Viene da pensare che l'obiettivo di questa manovra sia quello di prendere solo un pò di tempo prima di tornare alle elezioni in Primavera, nell'attesa che a brevissimo succeda qualcosa che cambi in modo complessivo la partita ed il gioco e ribalti in modo decisivo la situazione. Ma che cosa potrebbe succedere così a breve termine da cambiare il panorama economico in maniera sensibile prima che le misure di queste Manovra inizino a far sentire i propri effetti ?
(Suggerimento : il default di uno o due paesi dell'area non-Euro ? Un uccellino dice che una certa banca centrale di un paese non europeo ha avvertito le piccole banche di tenersi pronte all'introduzione di una nuova moneta... )
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Gran fanfara qualche giorno fa sul calo dei sussidi di disoccupazione USA, ridotti di 125mila unità, e sulla cifra ufficiale dei disoccupati scesa sotto il 9%. Borse che volano, annunci di ripresa imminente e così via. Poi si scopre che questo risultato si ottiene solo perchè contemporaneamente ci sono state 350mila persone che hanno smesso di cercare lavoro nel solo mese di Ottobre. E che le stime ufficiali della disoccupazione USA, il cosiddetto U6 che misura, oltre i disoccupati conteggiati ufficialmente, anche quelli che hanno smesso di cercare lavoro e gli occupati part-time che non riescono a trovare una occupazione full-time, indica cose ben diverse perchè se conteggiamo anche questi, le stime ufficiali (quelle ufficiali !) parlano di un tasso di disoccupazione oltre il 15%.
Siamo decisamente alle comiche finali del Capitalismo Occidentale...
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L'esito della crisi italiana, sia interna che esterna, non poteva avere esito più prevedibile. Già da molto tempo, Berlusconi era sotto tiro perchè le oligarchie finanziarie avevano capito che i suoi interessi personali, soprattutto legati ai suoi processi giudiziari, non gli avrebbero consentito di prendere quelle decisioni che giudicavano necessarie. Almeno da un anno, da quel fatidico 14 Dicembre 2010 quando Berlusconi comprò un pugno di deputati senza badare a spese per garantirsi la Fiducia, l'esito era più che scontato. E con la solita faciloneria che accompagna l'uomo, aveva superato l'ostacolo e pensato di poter tirare a campare per chissà quanto altro tempo, occupandosi a quel punto dei suoi problemi giudiziari a tempo pieno. Un'altra persona avrebbe sfruttato l'anno che ha avuto a sua disposizione per recuperare, per "risincronizzarsi" con la Finanza europea in modo da sopravvivere. Ma Berlusconi è facilone e sciocco, lo ha dimostrato nei 17 anni di esperienza politica, così facilone da pensare che avrebbe potuto continuare a comprare il consenso dei deputati, così sciocco da non capire che non avrebbe avuto un'altra possibilità. Avrebbe potuto usare l'anno a sua disposizione per impostare un grande rimpasto che, se necessario, eliminasse la Lega dal Governo incamerando chi gli serviva ? Certo ! E qualsiasi apprendista democristiano (non parliamo dei democristiani top, inarrivabili per un facilone come Berlusconi) avrebbe subito capito ed eseguito, non per il bene di altri ma per il proprio. Lui aveva bisogno del consenso per essere rieletto, se non avesse potuto approvare leggi che lo salvassero, ma questa era una materia che all'Oligarchi Finanziaria non interessava, come non è interessata in 17 anni. Loro avevano bisogno di altro e le due esigenze erano perfettamente compatibili. Così come era prevedibile che lo Sciocco non era abbastanza intelligente per capire. E, alla fine, è stato licenziato.
E' bene chiarire subito che, nonostante gli allarmismi dei media (che spesso traducono le notizie, non le capiscono nemmeno e, quindi, possiamo anche considerare in buona fede, per quel che serve) l'Italia non è certo a rischio default. Del resto, la Banca d'Italia lo ha ampiamente ribadito: con tassi del 7-8% - il famoso spread - l'Italia può andare avanti senza rischi anche due anni. Ovviamente, pagando molto di più i soldi che riceve dal cosiddetto mercato. Quindi l'urgenza è relativa e serve a cooptare qualche politico sempliciotto nel supporto del nuovo salvatore. Il nuovo Governo Monti, che sta già scegliendo i suoi compagni di avventura tra i suoi amici più fidati oltre che solidali, rappresenta però in primis la sconfitta della Politica italiana, che l'Europa ha commissariato per imporre la propria ricetta, prima con le diverse lettere che suggerivano i provvedimenti da adottare, poi imponendo il candidato che dovrà mettere in atto tali provvedimenti. Questo esito era scontato ed ha come causa principale proprio Berlusconi, in primis, che si è dimostrato così debole da non potere, nel vero senso della parola, progettare ed applicare alcuna ricetta. Del resto, tutti i governi Berlusconi hanno avuto come unica politica economica quella di tirare a campare, considerato tra l'altro i diversi Ministri dell'Economia che ha scelto. La Politica italiana avrebbe potuto mantenere una certa autonomia dimostrando di avere la possibilità di capire cosa stava avvenendo ed imponendo a Berlusconi un cambio di rotta o sostituendo lo stesso Premier. Del resto, è a questo che servono le democrazie parlamentari, con le Camere che hanno il primato rispetto al Governo, che ne è emanazione. Avrebbe potuto ma non l'ha fatto, non ne aveva evidentemente la forza, come si evince bene dalla necessità di avere il sostegno del PDL (o almeno di una sua parte) per poter pensare di formare un nuovo Governo. Questa ennesima prova di impotenza ha spalancato le porte ai diktat dei tecnocrati della BCE che hanno colto la palla al balzo. Avremmo potuto governare il processo di ristrutturazione che ci era stato imposto ma ancora una volta lo subiamo, con una Politica che avrà ben poco da dire o obiettare alle misure del nuovo Governo, in parte perchè è stata esautorata dalla accelerazione, in parte perchè comunque essa non ha in sè elementi che possano davvero contrastare la BCE dal punto di vista della pura capacità. Non è il caso di dilungarsi su questo: alle opposizioni non sembra vero di essersi sbarazzate di Berlusconi ed affidare il lavoro sporco, che rintengono necessario, ad un Governo di tutti e di nessuno, composto da persone che alla fine del loro mandato si accomoderanno di nuovo in panchina. Se le cose saranno andate bene, si potrà salire sul carro dei vincitori e dire di avere contribuito (forse più degli altri !) ma se le cose andranno male, questo sarà il Governo della BCE.
E' ampiamente chiaro, però, che questo nuovo Governo serve moltissimo alla UE, intesa come Unione in sè ma anche come oligarchia finanziaria. Non è un segreto che non esiste affatto una crisi europea e che quello che accade non sia altro che il culmine di una guerra economica che, insospettabilmente per alcuni ma che era inevitabile, non viene dai nemici che siamo stati abituati a temere. Non viene dalla Cina, o dall'India, da qualche paese islamico o altro ma dai nostri ex-miglioriamici, quel mondo anglosassone che fino a ieri eravamo abituati a considerare il nostro faro, sia in Politica che in Economia. Disperati, disperatissimi per come va la situazione, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, due paesi che tecnicamente sono falliti già da molto tempo al contrario dei paesi europei, e preoccupati che l'Europa abbia rifiutato di legare i propri destini ai loro sincronizzando le politiche economiche, i centri finanziari della speculazione di New York e Londra hanno necessità di allontanare per un pò di tempo l'attenzione da se stessi e, in secondo luogo, cercare di mantenere quel minimo di pace sociale che è rimasto nei due paesi potendo indicare altri come fonte dei problemi. Nello stesso modo in cui Tremonti, Berlusconi e la Lega tuonavano contro la Cina che ci rubava il lavoro e chissà cos'altro, oggi a Washington e Londra qualcuno può dire che purtroppo la colpa non è loro ma degli europei.
Questa strategia, fondata sul controllo soprattutto delle agenzie di rating e del capitale finanziario sicuramente più esteso del pianeta, oltre che essere ormai disperata è anche ovviamente perdente. Non ci vuole infatti un genio per capire che l'Europa (come ha già fatto la Cina) chiuderà la finestra e le falle riformando la disciplina delle agenzie di rating ed introducendo un controllo completo sui flussi di capitali per impedire che Washington e Londra possano creare e poi far deflagrare bolle speculative e conducano attacchi ai paesi più deboli. Già la Spagna e l'Italia sono fuori portata per questi capitali che si assottigliano sempre più, con la svalutazione del Dollaro e della Sterlina (interrotta da questa pseudo-crisi europea) mentre la Grecia lo era appena appena. Il meccanismo del rating, però, può ancora certamente mettere in difficoltà alcuni dei paesi più deboli, condannandoli ad una bassa crescita a causa di più alti oneri sui debiti ed è proprio questo che inglesi e statunitensi vogliono ottenere.
Nel giro di qualche mese, quando il fallimento di USA e Gran Bretagna diventerà conclamato e non più nascondibile, una Europa appena stabile porterebbe grandi trasferimenti di ricchezza da quei due paesi ed il Vecchio Continente. Con la svalutazione delle monete si aprirebbe un periodo durissimo di grandi difficoltà economica dalle quali quei due paesi impiegherebbero decenni a riprendersi. Nel frattempo, cinesi ed europei potrebbero fare shopping e comprare, come facevano altri solo fino a pochi anni fa, quanto di buono è rimasto in due paesi de-industrializzati. L'Europa ha quindi bisogno solo di prendere tempo, cercando di non dare troppi punti di appoggio alla speculazione anglosassone mentre implementa le riforme necessarie a depotenziarla. Guadagnato qualche mese, al massimo un anno, le oligarchie europee potranno presentare il conto alla cassa e vendicare quasi 30 anni di sudditanza economica. Tra l'altro, l'operazione Fiat-Chrysler si inserisce perfettamente in questa ottica e ne è l'emblema : un gruppo moribondo ne compra uno ancora più in difficoltà e tira fuori qualcosa di almeno decente. Un tempo, sarebbe stato impensabile per un gruppo europeo di comprare un gruppo statunitense, soprattutto nel settore dell'automobile...
Come detto, la Spagna e l'Italia sono ben al di fuori delle possibilità della speculazione internazionale che, del resto, ha avuto buon gioco solo con la Grecia, una economia che rappresenta solo il 3% o meno del totale dell'Eurozona. E le armi in mano alla speculazione anglosassone (che agisce di concerto con il potere economico e politico di quei paesi) si riducono moltissimo mentre si esaurisce il tempo massimo a loro disposizione. Quando l'Europa avrà implementato il depotenziamento della agenzie di rating ed il controllo dei flussi finanziari (a cosa pensate che serva, anche in Italia, il tracciamento dei pagamenti ?), questo metterà di fatto la parola fine alla storia del Capitalismo Globalizzato che ha distrutto il mondo in poco più di 30 anni. Ma metterà anche la parola fine ai due paesi anglosassoni, condannando due paesi che ormai non producono niente altro che soldi (inteso come stampa della moneta) nelle condizioni di diventare paesi del Terzo Mondo. Di colpo, queste enormi ricchezze finanziarie spariranno nel nulla, in poche settimane, e renderanno evidente che quei centri finanziari sono scatole vuote, esattamente come le aziende che costituiscono. Al contrario, una Europa ancora mediamente molto industrializzata (con l'eccezione notevole, ad esempio, dell'Italia), sarà di colpo inattaccabile e, nella speranza delle oligarchie finanziarie europee, auto-sufficiente.
Questo diverso approccio in quello che possiamo definire un "regolamento dei conti nel mondo capitalista", ha anche un altro obiettivo di lunga portata: depotenziare il conflitto sociale. E' lo scontro di due visioni diverse ed opposte: quella del Capitalismo anglosassone che, ormai ubriacato da quello che ritiene un potere assoluto, pensa di essere in grado di ricacciare le masse al livello di vita del 1800, gestendole; quella del Capitalismo europeo che coglie i segnali che arrivano dalle masse di persone senza lavoro e senza prospettive che ormai si affollano in Occidente e che sanno (per esperienza) che dovranno cominciare ad invertire la tendenza aumentandone leggermente il tenore di vita se vorranno controllarle e, soprattutto, impedire la loro saldatura con quelle di altre aree come Africa ed Asia. Gli europei sanno che la bomba sta per esplodere e temono che masse più scolarizzate e progredite potrebbero questa volta portare a compimento quello che non riuscì nei primi anni del '900. Capiscono bene che non possono sperare di avere di più di quanto hanno oggi e che tirare la corda più di così rischia di spezzarla. E' questo il senso dell'inusuale spettacolo di persone come Della Valle, Marcegaglia, Montezemolo e compagnia cantante che si presentano in TV per dire che vogliono difendere i lavoratori, magari accettando anche di pagare prezzi come la Patrimoniale o tasse più alte sui logo incredibili guadagni. L'oligarchia europea sa che più di così non si può avere e che se rende le condizioni di vita della popolazione europea simili a quelle delle altre aree del mondo, in tempo di crisi, ne favorisce la saldatura. Chi potrebbe controllare rivendicazioni dei lavoratori che vanno da Madrid alla Cina ? Del resto, assistiamo già ora ad una fase calante del Populismo (per intenderci, quello della Lega) a favore della crescita dei movimenti di Sinistra, anche quelli più radicali (anche se, come vederemo in un altro articolo, questi non sono riusciti - ed è una grande colpa - a raccogliere ed organizzare questo consenso). Chi da centinaia di anni pratica il controllo delle masse sa bene che basta poco perchè si raggiunga un punto di non ritorno.
Naturalmente, il Capitalismo finanziario europeo non sperava di avere la possibilità di controllare direttamente paesi come Grecia e, soprattutto, l'Italia. La debolezza della politica nei due paesi ha consentito loro di prendere direttamente il comando delle operazioni, cosa ancora più grave per la stessa Italia, la settima economia del pianeta ed il secondo paese per produzione manufatturiera, nella quale l'inadeguatezza (ed in parte il calcolo politico) erano così diffuse da non consentire alternative. Del resto, difficilmente si può contrastare culturalmente Monti con la Minetti e Scilipoti...
Il Governo Monti si appresta quindi a distruggere l'Italia ? Non è il suo obiettivo, anche perchè l'Italia potrebbe essere la fucina, per predisposizione storica, di aggregazioni pericolose per il Capitalismo. Le condizioni in Italia non possono peggiore più di così o questo potrebbe dare il via a pericolose dinamiche che inneschino il supporto per formazioni di Sinistra. Monti ed il board dei suoi referenti lo sanno. E sanno anche che l'Italia si trova in una condizione particolare, forse unica : il nostro sistema è complessivamente così incancrenito nel suo complesso che con pochissimi aggiustamenti le cose potrebbero migliore anche di molto. Il mistero, in effetti, è come l'Italia, malgovernata o disgovernata per oltre 20 anni, sia ancora la settima potenza economica mondiale.
Per tutte queste ragioni, il Governo Monti si appresta a funzionare su un doppi binario: da un lato, l'implementazione di quelle riforme minime da completare nelle economie liberiste; dall'altro, invece, l'attuazione di tutte quelle misure di lungo periodo che assicureranno il dominio del Capitalismo sulla società italiana. Ed è proprio su questo doppio binario di bastone e carota (anzi, rispettivamente di carota e bastone) che Monti costruirà un consenso iniziale che servirà per le riforme di lungo periodo. Non dimentichiamo che è espressione diretta di quella cultura e di quelle oligarchie che non mirano certo alla liberazione delle masse o dei lavoratori ma alla perpetuazione del proprio potere. Le stesse oligarchie che sanno che non potranno far peggiorare la situazione più di così, se non vogliono che l'Italia diventi la base di lancio per una sollevazione generale in Europa.
In altri paesi sarebbe difficile apportare cambiamenti senza peggiorare le condizioni di vita di alcuni settori ma in Italia la situazione è così drammatica che l'implementazione delle basi del liberismo economico non potranno che migliorare la situazione nel breve periodo. L'obiettivo è quello di "barattare" una migliore situazione nel breve periodo con l'implementazione di modifiche neo-liberiste nel lungo periodo, in modo che sia difficile poi annullarle quando emergerà la contraddizione. Nel contempo, il miglioramento delle condizioni a breve cercherà di assicurare che non nascano formazioni di Sinistra che possano raccogliere un numero elevato di consensi, operando una forma di controllo sociale. L'idea è così semplice che potrebbe essere facilmente contrastata se le formazioni di Sinistra avessero una qualsiasi presa sulla società attuale ma, anche se questo sarà argomento di un altro articolo, non è questo il caso.
Questo progetto è così chiaro che è stato compreso subito persino dai tanto bistrattati politici italiani. Potenzialmente, l'era Monti-Draghi-BCE può durare almeno un decennio in Italia prima che le condizioni di sviluppo si fermino e si debba pensare a qualche novità. Del resto, che bisogno ci sarebbe stato di nominare Monti senatore a vita se non per dare una connotazione politica e non tecnica al nascente Governo ? Ed è questo che agita la politica italiana oggi, che si è affrettata (sia con il PDL, sia con altre formazioni) a chiedere un impegno formale a non ricandidarsi da parte di Monti e del suo Governo, conclusa questa esperienza.
E la Sinistra ? Con la nomina di Monti, inizia un percorso molto difficile per la Sinistra italiana, che giustamente vede nell'ex-commissario europeo la testa di ponte del Capitalismo europeo. Il timore è che la Sinistra non sia consapevole che Monti userà una strategia sottile, che si baserà su una iniziale crescita degli standard di vita medii che dia una copertura, una cortina fumogena all'implementazione delle politiche e riforme che gli sono più care. Si spera che questa previsione sia errata, non nello spirito del "tanto peggio, tanto meglio" ma nell'ottica della formazione di una massa critica che possa poi dare il via ad una nuova fase nella storia dei movimenti di Sinistra. In questo, l'Italia non solo potrebbe essere laboratorio ma anche il ponte per completare il collegamento tra le diverse aree del pianeta, a partire da quel mondo arabo che ha dimostrato di avere una grande vitalità.
Tuttavia le strategie della Sinistra devono cambiare radicalmente. Una strategia impostata sulla protesta, il vero punto debole della Sinistra italiana negli ultimi 20 anni, rischia di prestare il fianco a pochi anni di crescita anche moderata che potenzialmente potrebbe spazzarla via. Eppure l'approssimarsi di cambiamenti geo-politici rilevanti sia in Occidente (con il fallimento di USA e Gran Bretagna), sia in altre aree (Africa e mondo arabo, Sud America in primis) potrebbero costituire il brodo di coltura ideale per una nuova impostazione socialista della società. La Sinistra deve però essere in grado di fare un salto di qualità che, paradossalmente, la riporti indietro, a quando pensava di organizzare la società invece che attendere la mera implosione del Capitalismo. Si assite invece oggi, soprattutto in Italia, ad una divisione tra chi, a Sinistra, vorrebbe ritornare a partecipare all'organizzazione Capitalista della Società con la scusa di ritornare ad essere decisivi, e chi invece rinuncia completamente a qualsiasi attività nella società capitalista in attesa che questa semplicemente imploda, arrendendosi ad una presuna superiorità della società socialista, che è indubbia ma non può essere postulata ma deve essere dimostrata, anche con gli interventi nella società attuale.
Lo spazio fra queste due diverse (ed errate) visioni è libero e dovrebbe essere occupato da una nuova formazione da costituire appositamente.
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Look what's happening out in the streets
Got a revolution Got to revolution
Hey I'm dancing down the streets
Got a revolution Got to revolution
Ain't it amazing all the people I meet
Got a revolution Got to revolution
One generation got old
One generation got sold
This generation got no destination to hold
Pick up the cry
Hey now it's time for you and me
Got a revolution Got to revolution
Come on now we're marching to the sea
Got a revolution Got to revolution
Who will take it from you
We will and who are we
We are volunteers of America
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 ITALY
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 GREECE
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 SPAIN
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 PORTUGAL
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 USA
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 GERMANY
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 BELGIUM
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 SWEDEN
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 ROMANIA
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 FRANCE
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 HONG KONG
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 SOUTH KOREA
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Di Euro si fa un gran parlare negli ultimi 2 mesi, tanto da avere oscurato le crescenti difficoltà degli Stati Uniti che non sono riusciti a mantenere nessuno degli impegni economici che si erano prefissi e che continuano a pubblicare notizie inquietanti sulla propria Economia, nonostante le manipolazioni dei dati. Perchè quando, pur manipolati, i dati sono uno peggio dell'altro, il problema è di molto più grande del previsto.
Le agenzie di rating ed i cosiddetti "speculatori" (o "mercato", si usa anche questo termine fantasioso) più che agire in senso assoluto sono i cani da guardia dell'imperialismo statunitense che sta cercando, già da almeno 3 anni, di combattere una guerra economica finale per impedire il disfacimento degli USA, il vero morto-che-cammina dell'Economia mondiale. Se c'è un paese che davvero non ha speranze, sono proprio gli Stati Uniti, altro che la Grecia...!
L'Euro è il terreno di scontro preferito, perchè la svalutazione del Dollaro, inevitabile per rallentare la caduta economica degli Stati Uniti svalutandone il debito, non può essere completata in maniera esplicita o nessuno comprerà più il debito USA, nemmeno quello a breve termine (quello a lungo termine è da tempo spazzatura). A riprova che che il cosiddetto Mercato è una figura retorica (o comica, se preferite), c'è il rialzo dell'Euro all'annuncio del tagli dei tassi di interesse ! Quando mai un investitore acquisterebbe più Euro (facendone salire il valore) quando la BCE annuncia che è pronta a tagliare i tassi e quindi il "guadagno" che si ottiene possedendo Euro ? Ma tant'è...
Già da tempo si sa che l'Europa non fallirà nè consentirà il suo disfacimento, cosa che farebbe comodo agli Stati Uniti per continuare a poter proporre il proprio prodotto (il Dollaro) come unica valuta valida internzionalmente e poter continuare a vivere sulle spalle degli altri. Ma non più di una settimana fa Goldman Sachs ha scommesso su un Euro attorno ai 1,50 dollari entro due mesi, segno evidente di come si stia orientando la crisi e di quanto tempo rimanga da vivere agli Stati Uniti.
Tornano attuali, quindi, quelle previsioni di Economisti russi fatte nel 2008 che dubitavano che gli Stati Uniti sarebbero riusciti a rimanere un paese unico da lì a qualche anno. Negli ultimi mesi la finanza statunitense, che poi è intimamente legata a quella inglese tanto che potremmo parlare di finanza anglo-sassone, sta tentando in tutti i modi di rompere l'Europa per salvare se stessa. Con le elezioni che incombono, la disoccupazione ben oltre il 20%, quasi 50 milioni di persone che vivono di sussidi statali, siamo alla stretta finale.
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La cosa dovrebbe ormai essere di scarsa importanza, visto l'esito del referendum, ma è comunque interessante che il dibattito sia approfondito. In questo articolo (in Inglese, su un periodo giapponese), il professor Oshima dimostra come, a posteriori, si possa già stabilire che la produzione di energia nucleare sia la più costosa, considerato il geotermico e l'idroelettrico come alternative.
Leggi l'articolo
Eng : Contrary to power company figures, cost of nuclear power generation highest: research
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