IN passato su Marte esistevano condizioni favorevoli allo sviluppo della vita. La "prova" che molti speravano di trovare arriva dall'analisi del primo campione di roccia marziana che il rover della Nasa Curiosity ha prelevato con il suo speciale trapano. "Una questione fondamentale per questa missione è se Marte ha mai avuto un ambiente abitabile" ha osservato, Michael Meyer della Nasa durante la conferenza stampa in corso presso il Jet Propulsion Laboratory. "Da quello che sappiamo ora - ha aggiunto - la risposta è sì".
Nelle rocce analizzate Curiosity ha trovato tracce di zolfo, azoto, idrogeno, ossigeno, fosforo e carbonio, alcuni degli ingredienti chimici fondamentali per la vita. Il pianeta rosso avrebbe quindi potuto sostenere un ambiente abitabile, ha riferito Michael Meyer.
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C'è vita sotto il ghiaccio dell'Antartide, in un lago rimasto sepolto sotto un gelido spessore per venti milioni di anni. Vita completamente diversa da quella finora identificata sulla Terra. E forse però simile a quella che si potrebbe rintracciare nelle acque subglaciali di Europa e Enceladus, satelliti di Giove e Saturno che si suppone presentino ambienti simili a quelli offerti dal lago in Antartide.
In ogni caso, nel lago Vostok vivono batteri diversi da quelli conosciuti. Che arrivano da un tempo remoto, sopravvissuti fino a oggi. E che potrebbero rappresentare anche un pericolo per le specie del pianeta, non dotate di anticorpi adatti. E' ancora da verificare se si tratti effettivamente di nuove forme di vita, di sicuro per ora c'è l'incapacità di ricondurre quanto identificato alle categorie conosciute.
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Come nasce un pianeta? Finora erano state fatte solo supposizioni e simulazioni al computer. Il nostro sistema solare, che si è formato più di quattro miliardi di anni fa, non offre certo indizi in proposito. Puntando però il telescopio più lontano, a 335 anni luce dalla Terra, è apparso per la prima volta un "cucciolo di pianeta": un disco di gas e di polvere interstellare calda che si sta lentamente condensando e aggregando attorno al suo nucleo. Quando la forza di gravità avrà completato il suo lavoro e la nube sarà diventata compatta, il giovane pianeta avrà un aspetto simile a quello di Giove. Sarà cioè un gigante gassoso. In attesa che diventi adulto (ci vorranno probabilmente centinaia di migliaia di anni), il nuovo abitante dei cieli è stato battezzato dagli astronomi con il nome burocratico di HD 100546. Anche se i tempi di maturazione sono molto lenti, i ricercatori pensano che già fra un anno sarà possibile osservare le prime variazioni nella culla galattica.
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ROMA - La storia della Luna va riscritta. Quella che era stata elaborata subito dopo le missioni Apollo della Nasa non regge più alle conclusioni degli scienziati che proprio quei campioni di roccia hanno continuato ad analizzare. Ovvero: quando la Luna era ancora giovanissima il suo interno conteneva acqua, si legge in una ricerca a cura di un team dell'Università francese di Notre Dame coordinato da Hejiu Hui e pubblicata sulla rivista Nature Geoscience. Fino ad ora si riteneva che l'acqua presente nelle rocce lunari fosse arrivata dall'esterno, ad esempio portata sul nostro satellite da impatti di meteoriti o comete, o ancora dal vento solare. La presenza dell'acqua, inoltre, è stata sempre considerata successiva al periodo in cui la crosta rocciosa lunare si era solidificata.
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Ha un cervello grande come un chicco di riso e una capacità di calcolo pressoché nulla, ma la sua vita è uno dei misteri più affascinanti della natura. Noto per fabbricare con gli escrementi di cui si nutre delle pallottole più grandi di lui che poi spinge con le zampe posteriori fino all'imboccatura della tana, utilizzandole come riserva di cibo e incubatrice per le uova, il coleottero stercorario (Geotrupes stercorarius) nel tragitto segue sempre una linea retta. Come faccia a orientarsi, gli scienziati se lo sono chiesto per anni: la risposta è ora finalmente arrivata e, come avrebbe detto Kant, sta nel cielo stellato sopra di noi.
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Ci sono depositi di calcare, possibili tracce della presenza di acqua in passato, nella YellowKnife bay area, la zona di Marte nella quale si trova Curiosity. Questa zona è stata scelta indicata dai tecnici Nasa per praticare il primo foro sulla superficie del pianeta. Nelle foto scattate dal rover si distinguono venature bianche tra le rocce. Lo strumento di analisi chimica ha confermato che si tratta di depositi ricchi di calcio, come il solfato di calcio, bassanite o gesso. Formazioni con caratteristiche simili a quelle terrestri, risultato di depositi di acqua filtrata attraverso fratture nella roccia. Una scoperta che fa di questo luogo uno dei più probabili candidati alla prima 'trivellazione' marziana.
Alcuni astronomi hanno scoperto una struttura talmente grande che secondo la moderna teoria cosmologica non dovrebbe neanche esistere. Utilizzando i dati provenienti dallo Sloan Digital Sky Survey, un team internazionale di ricercatori ha scoperto un ammasso di quasar - galassie giovani e attive - che si estende per 4 miliardi di anni luce.
"Questa scoperta è stata una grande sorpresa. Batte ogni record cosmologico in quanto a grandi strutture rilevate nell'universo noto", ha dichiarato Roger Clowes, astronomo alla University of Central Lancashire che ha diretto lo studio. Giusto per fare un confronto, la nostra galassia, la Via Lattea, si estende solamente per un centinaio di migliaia di anni luce, mentre il Superammasso Locale di galassie (detto anche Superammasso della Vergine, che contiene il Gruppo Locale all'interno del quale c'è la Via Lattea), si estende solamente per un centinaio di milioni di anni luce.
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Un meteorite marziano ricco d'acqua è stato recentemente trovato nel deserto del Sahara. Vecchio di oltre due miliardi di anni, "Bellezza nera", così soprannominato dagli scienziati, presenta delle caratteristiche che lo rendono unico rispetto alle rocce analizzate dalle sonde della Nasa su Marte.
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NEW YORK - Una volta su Marte c'era l'acqua: se ne dicono convinti gli scienziati della Nasa sulla base dei dati e delle immagini inviati dalla sonda mobile Curiosity, atterrata sul Pianeta Rosso lo scorso 6 agosto, che mostrano tracce chiare lasciate da antichi letti di corsi d'acqua. Curiosity, che si muove sulla superficie marziana , è dotata di sensori e di un laboratorio chimico, ha una missione di due anni focalizzata principalmente su una montagna di circa 5.000 metri di roccia stratificata, Mount Sharp, che sorge al centro del cratere Gale, dove la sonda è atterrata.
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WELLINGTON - Un clima tropicale. Con palme, foreste e una vegetazione rigogliosa simile a quella che oggi si può ammirare nel Queensland, in Australia. E, ancora, una mite temperatura estiva che sulla costa oscilla tra i 20 e i 27 gradi. Nessun paradiso reale. O almeno non in Antartide, dove invece oggi si vedono solo ghiacci e neve con temperature che scendono in media anche sotto i -50°C. Eppure, assicurano gli scienziati, in un'era molto remota, definita 'epoca serra', il Polo Sud doveva presentarsi proprio come appena descritto: lussureggiante, come si trattasse di una terra dell'America meridionale o centrale. A rivelare l'inedito volto della terra dei ghiacci è l'Istituto governativo di scienze Geologiche e Nucleari (Gns Science) della Nuova Zelanda.
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Sotto uno strato di ghiaccio Titano, una delle lune di Saturno, nasconde oceani d’acqua liquida. Lo ha stabilito un gruppo internazionale di ricercatori indagando la più interessante luna del sistema solare con la sonda della Nasa Cassini realizzata con la collaborazione dell’Esa europea e dell’Asi italiana. La scoperta è raccontata sulla rivista americana Science e il primo firmatario dell’articolo è Luciano Iess dell’Università La Sapienza di Roma, già protagonista degli scandagli marziani con i radar concepiti nel Laboratorio di radioscienza al Dipartimento di ingegneria meccanica e aerospaziale e imbarcati sulle sonde europee e americane. «Il risultato – spiega Iess – è frutto di una puntigliosa misura della variazione della gravità della luna di Saturno effettuata in sei incontri ravvicinati della sonda Cassini».
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ROMA - Gli umani sono esseri superiori. Questo, almeno, è quello che pensiamo. Difficile però fare il pieno di autostima quando scopri che un orango ha più memoria di te. O che i babbuini sanno distinguere tra parole di senso compiuto e sconclusionate, forse anche meglio di un bambino di 4 o 5 anni.
Le scimmie sanno fare moltiplicazioni e assaporare la gratificazione di un istante più a lungo di noi. Sono capaci di fare progetti, pianificare, organizzare il quotidiano in prospettiva futura. Giocano alla guerra e fanno la pace. Mostrano empatia nei confronti dei consimili e sfruttano i punti deboli dell'altro a proprio vantaggio. Dividono ciò che hanno con gli altri membri del branco. Sono come noi, forse anche meglio. E intelligenti più di quanto pensiamo. Tanto che la scienza di questa intelligenza non smette di stupirsi. Ogni anno, ricorda Josep Call del Max Planck Institute (www.mpg.de/en), in Germania, gli studiosi di tutto il mondo conducono ricerche mirate e scoprono nuove capacità, doti inaspettate, sorprendenti punti di contatto con l'essere umano.
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Un mistero lungo venti milioni di anni, sepolto sotto i ghiacci del Polo Sud 1. E' quello racchiuso nel lago Vostok, subglacialegrande come l'Ontario, lungo quasi 250 chilometri e largo 50, profondo 1000 metri, il più grande dei 70 bacini sotto il Polo sud. Forse gli strati che ricoprono il lago sono più recenti, 12mila anni circa. Ma tradotti in misure, equivalgono comunque a tre chilometri e oltre di spessore glaciale, che le trivelle russe impegnate nella spedizione hanno finito di perforare oggi, dopo trent'anni di lavori. La zona di Vostok è ammantata di mistero oltre che di ghiaccio, da sempre. Non ultima la sparizione del team di scienziati impegnati nei lavori in questi giorni, riapparsi improvvisamente dopo una settimana di comunicazioni interrotte. E la vera avventura comincia adesso, perché fare luce sui misteri del lago, l'ambiente che lo circonda e le sue anomalie potrebbero rappresentare per la scienza un episodio non distante per importanza dalla conquista della Luna negli anni 60.
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Gioie e benefici di un buon riposo notturno non erano ignote ai nostri antenati. Che già 77mila anni fa addolcivano il loro sonno usando 'materassi', o più esattamente comodi giacigli preparati con soffici piante locali, alcune delle quali con proprietà insetto-repellenti.
È un team internazionale di archeologi a descriverne su Science 1 la scoperta. Ad oggi risultano i più antichi e sono stati ritrovati nel riparo roccioso di Sibudu - nella provincia di KwaZulu-Natal - sito che negli ultimi anni si è rivelato prezioso per la ricchezza e l'importanza dei reperti che ha restituito, fondamentali per fare luce sulla cultura dei primi uomini moderni nell'Africa meridionale: qui sono state individuate tracce di punte di freccia in osso e monili a base di conchiglie fra i più antichi mai ritrovati, nonché la prima testimonianza di colla, composta da resina e ocra.
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L'acqua su Marte c'è stata. Sulla superficie del pianeta rosso, la missione della Nasa Opportunity ha rinvenuto tracce di gesso, un minerale che prova in modo inequivocabile come in passato sia stata presente acqua liquida nel sottosuolo, in condizioni potenzialmente favorevoli ad ospitare forme di vita.
La scoperta - fatta dal rover Opportunity lanciato nel 2004 insieme al suo gemello Spirit, ormai non più attivo - è stata presentata alla conferenza dell'American Geophysical Union a San Francisco. Le tracce sono state identificate in una porzione del bordo del cratere Endeavour. La venatura studiata da Opportunity è lunga 40-50 centimetri e larga quanto un dito. Lo spettrometro sarebbe una forma idrata del solfato di calcio, probabilmente gesso.
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