Il Governo Monti segna la sconfitta della politica italiana ma guadagna tempo per la UE

13. November 2011 15:42 by Admin in Economia, Featured, Italiano  //  Tags: , , , , ,   //   Comments (0)

Mario MontiL'esito della crisi italiana, sia interna che esterna, non poteva avere esito più prevedibile. Già da molto tempo, Berlusconi era sotto tiro perchè le oligarchie finanziarie avevano capito che i suoi interessi personali, soprattutto legati ai suoi processi giudiziari, non gli avrebbero consentito di prendere quelle decisioni che giudicavano necessarie. Almeno da un anno, da quel fatidico 14 Dicembre 2010 quando Berlusconi comprò un pugno di deputati senza badare a spese per garantirsi la Fiducia, l'esito era più che scontato. E con la solita faciloneria che accompagna l'uomo, aveva superato l'ostacolo e pensato di poter tirare a campare per chissà quanto altro tempo, occupandosi a quel punto dei suoi problemi giudiziari a tempo pieno. Un'altra persona avrebbe sfruttato l'anno che ha avuto a sua disposizione per recuperare, per "risincronizzarsi" con la Finanza europea in modo da sopravvivere. Ma Berlusconi è facilone e sciocco, lo ha dimostrato nei 17 anni di esperienza politica, così facilone da pensare che avrebbe potuto continuare a comprare il consenso dei deputati, così sciocco da non capire che non avrebbe avuto un'altra possibilità. Avrebbe potuto usare l'anno a sua disposizione per impostare un grande rimpasto che, se necessario, eliminasse la Lega dal Governo incamerando chi gli serviva ? Certo ! E qualsiasi apprendista democristiano (non parliamo dei democristiani top, inarrivabili per un facilone come Berlusconi) avrebbe subito capito ed eseguito, non per il bene di altri ma per il proprio. Lui aveva bisogno del consenso per essere rieletto, se non avesse potuto approvare leggi che lo salvassero, ma questa era una materia che all'Oligarchi Finanziaria non interessava, come non è interessata in 17 anni. Loro avevano bisogno di altro e le due esigenze erano perfettamente compatibili. Così come era prevedibile che lo Sciocco non era abbastanza intelligente per capire. E, alla fine, è stato licenziato.

E' bene chiarire subito che, nonostante gli allarmismi dei media (che spesso traducono le notizie, non le capiscono nemmeno e, quindi, possiamo anche considerare in buona fede, per quel che serve) l'Italia non è certo a rischio default. Del resto, la Banca d'Italia lo ha ampiamente ribadito: con tassi del 7-8% - il famoso spread - l'Italia può andare avanti senza rischi anche due anni. Ovviamente, pagando molto di più i soldi che riceve dal cosiddetto mercato. Quindi l'urgenza è relativa e serve a cooptare qualche politico sempliciotto nel supporto del nuovo salvatore. Il nuovo Governo Monti, che sta già scegliendo i suoi compagni di avventura tra i suoi amici più fidati oltre che solidali, rappresenta però in primis la sconfitta della Politica italiana, che l'Europa ha commissariato per imporre la propria ricetta, prima con le diverse lettere che suggerivano i provvedimenti da adottare, poi imponendo il candidato che dovrà mettere in atto tali provvedimenti. Questo esito era scontato ed ha come causa principale proprio Berlusconi, in primis, che si è dimostrato così debole da non potere, nel vero senso della parola, progettare ed applicare alcuna ricetta. Del resto, tutti i governi Berlusconi hanno avuto come unica politica economica quella di tirare a campare, considerato tra l'altro i diversi Ministri dell'Economia che ha scelto. La Politica italiana avrebbe potuto mantenere una certa autonomia dimostrando di avere la possibilità di capire cosa stava avvenendo ed imponendo a Berlusconi un cambio di rotta o sostituendo lo stesso Premier. Del resto, è a questo che servono le democrazie parlamentari, con le Camere che hanno il primato rispetto al Governo, che ne è emanazione. Avrebbe potuto ma non l'ha fatto, non ne aveva evidentemente la forza, come si evince bene dalla necessità di avere il sostegno del PDL (o almeno di una sua parte) per poter pensare di formare un nuovo Governo. Questa ennesima prova di impotenza ha spalancato le porte ai diktat dei tecnocrati della BCE che hanno colto la palla al balzo. Avremmo potuto governare il processo di ristrutturazione che ci era stato imposto ma ancora una volta lo subiamo, con una Politica che avrà ben poco da dire o obiettare alle misure del nuovo Governo, in parte perchè è stata esautorata dalla accelerazione, in parte perchè comunque essa non ha in sè elementi che possano davvero contrastare la BCE dal punto di vista della pura capacità. Non è il caso di dilungarsi su questo: alle opposizioni non sembra vero di essersi sbarazzate di Berlusconi ed affidare il lavoro sporco, che rintengono necessario, ad un Governo di tutti e di nessuno, composto da persone che alla fine del loro mandato si accomoderanno di nuovo in panchina. Se le cose saranno andate bene, si potrà salire sul carro dei vincitori e dire di avere contribuito (forse più degli altri !) ma se le cose andranno male, questo sarà il Governo della BCE.

E' ampiamente chiaro, però, che questo nuovo Governo serve moltissimo alla UE, intesa come Unione in sè ma anche come oligarchia finanziaria. Non è un segreto che non esiste affatto una crisi europea e che quello che accade non sia altro che il culmine di una guerra economica che, insospettabilmente per alcuni ma che era inevitabile, non viene dai nemici che siamo stati abituati a temere. Non viene dalla Cina, o dall'India, da qualche paese islamico o altro ma dai nostri ex-miglioriamici, quel mondo anglosassone che fino a ieri eravamo abituati a considerare il nostro faro, sia in Politica che in Economia. Disperati, disperatissimi per come va la situazione, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, due paesi che tecnicamente sono falliti già da molto tempo al contrario dei paesi europei, e preoccupati che l'Europa abbia rifiutato di legare i propri destini ai loro sincronizzando le politiche economiche, i centri finanziari della speculazione di New York e Londra hanno necessità di allontanare per un pò di tempo l'attenzione da se stessi e, in secondo luogo, cercare di mantenere quel minimo di pace sociale che è rimasto nei due paesi potendo indicare altri come fonte dei problemi. Nello stesso modo in cui Tremonti, Berlusconi e la Lega tuonavano contro la Cina che ci rubava il lavoro e chissà cos'altro, oggi a Washington e Londra qualcuno può dire che purtroppo la colpa non è loro ma degli europei.

Questa strategia, fondata sul controllo soprattutto delle agenzie di rating e del capitale finanziario sicuramente più esteso del pianeta, oltre che essere ormai disperata è anche ovviamente perdente. Non ci vuole infatti un genio per capire che l'Europa (come ha già fatto la Cina) chiuderà la finestra e le falle riformando la disciplina delle agenzie di rating ed introducendo un controllo completo sui flussi di capitali per impedire che Washington e Londra possano creare e poi far deflagrare bolle speculative e conducano attacchi ai paesi più deboli. Già la Spagna e l'Italia sono fuori portata per questi capitali che si assottigliano sempre più, con la svalutazione del Dollaro e della Sterlina (interrotta da questa pseudo-crisi europea) mentre la Grecia lo era appena appena. Il meccanismo del rating, però, può ancora certamente mettere in difficoltà alcuni dei paesi più deboli, condannandoli ad una bassa crescita a causa di più alti oneri sui debiti ed è proprio questo che inglesi e statunitensi vogliono ottenere.

Nel giro di qualche mese, quando il fallimento di USA e Gran Bretagna diventerà conclamato e non più nascondibile, una Europa appena stabile porterebbe grandi trasferimenti di ricchezza da quei due paesi ed il Vecchio Continente. Con la svalutazione delle monete si aprirebbe un periodo durissimo di grandi difficoltà economica dalle quali quei due paesi impiegherebbero decenni a riprendersi. Nel frattempo, cinesi ed europei potrebbero fare shopping e comprare, come facevano altri solo fino a pochi anni fa, quanto di buono è rimasto in due paesi de-industrializzati. L'Europa ha quindi bisogno solo di prendere tempo, cercando di non dare troppi punti di appoggio alla speculazione anglosassone mentre implementa le riforme necessarie a depotenziarla. Guadagnato qualche mese, al massimo un anno, le oligarchie europee potranno presentare il conto alla cassa e vendicare quasi 30 anni di sudditanza economica. Tra l'altro, l'operazione Fiat-Chrysler si inserisce perfettamente in questa ottica e ne è l'emblema : un gruppo moribondo ne compra uno ancora più in difficoltà e tira fuori qualcosa di almeno decente. Un tempo, sarebbe stato impensabile per un gruppo europeo di comprare un gruppo statunitense, soprattutto nel settore dell'automobile...

Come detto, la Spagna e l'Italia sono ben al di fuori delle possibilità della speculazione internazionale che, del resto, ha avuto buon gioco solo con la Grecia, una economia che rappresenta solo il 3% o meno del totale dell'Eurozona. E le armi in mano alla speculazione anglosassone (che agisce di concerto con il potere economico e politico di quei paesi) si riducono moltissimo mentre si esaurisce il tempo massimo a loro disposizione. Quando l'Europa avrà implementato il depotenziamento della agenzie di rating ed il controllo dei flussi finanziari (a cosa pensate che serva, anche in Italia, il tracciamento dei pagamenti ?), questo metterà di fatto la parola fine alla storia del Capitalismo Globalizzato che ha distrutto il mondo in poco più di 30 anni. Ma metterà anche la parola fine ai due paesi anglosassoni, condannando due paesi che ormai non producono niente altro che soldi (inteso come stampa della moneta) nelle condizioni di diventare paesi del Terzo Mondo. Di colpo, queste enormi ricchezze finanziarie spariranno nel nulla, in poche settimane, e renderanno evidente che quei centri finanziari sono scatole vuote, esattamente come le aziende che costituiscono. Al contrario, una Europa ancora mediamente molto industrializzata (con l'eccezione notevole, ad esempio, dell'Italia), sarà di colpo inattaccabile e, nella speranza delle oligarchie finanziarie europee, auto-sufficiente.

Questo diverso approccio in quello che possiamo definire un "regolamento dei conti nel mondo capitalista", ha anche un altro obiettivo di lunga portata: depotenziare il conflitto sociale. E' lo scontro di due visioni diverse ed opposte: quella del Capitalismo anglosassone che, ormai ubriacato da quello che ritiene un potere assoluto, pensa di essere in grado di ricacciare le masse al livello di vita del 1800, gestendole; quella del Capitalismo europeo che coglie i segnali che arrivano dalle masse di persone senza lavoro e senza prospettive che ormai si affollano in Occidente e che sanno (per esperienza) che dovranno cominciare ad invertire la tendenza aumentandone leggermente il tenore di vita se vorranno controllarle e, soprattutto, impedire la loro saldatura con quelle di altre aree come Africa ed Asia. Gli europei sanno che la bomba sta per esplodere e temono che masse più scolarizzate e progredite potrebbero questa volta portare a compimento quello che non riuscì nei primi anni del '900. Capiscono bene che non possono sperare di avere di più di quanto hanno oggi e che tirare la corda più di così rischia di spezzarla. E' questo il senso dell'inusuale spettacolo di persone come Della Valle, Marcegaglia, Montezemolo e compagnia cantante che si presentano in TV per dire che vogliono difendere i lavoratori, magari accettando anche di pagare prezzi come la Patrimoniale o tasse più alte sui logo incredibili guadagni. L'oligarchia europea sa che più di così non si può avere e che se rende le condizioni di vita della popolazione europea simili a quelle delle altre aree del mondo, in tempo di crisi, ne favorisce la saldatura. Chi potrebbe controllare rivendicazioni dei lavoratori che vanno da Madrid alla Cina ? Del resto, assistiamo già ora ad una fase calante del Populismo (per intenderci, quello della Lega) a favore della crescita dei movimenti di Sinistra, anche quelli più radicali (anche se, come vederemo in un altro articolo, questi non sono riusciti - ed è una grande colpa - a raccogliere ed organizzare questo consenso). Chi da centinaia di anni pratica il controllo delle masse sa bene che basta poco perchè si raggiunga un punto di non ritorno.

Naturalmente, il Capitalismo finanziario europeo non sperava di avere la possibilità di controllare direttamente paesi come Grecia e, soprattutto, l'Italia. La debolezza della politica nei due paesi ha consentito loro di prendere direttamente il comando delle operazioni, cosa ancora più grave per la stessa Italia, la settima economia del pianeta ed il secondo paese per produzione manufatturiera, nella quale l'inadeguatezza (ed in parte il calcolo politico) erano così diffuse da non consentire alternative. Del resto, difficilmente si può contrastare culturalmente Monti con la Minetti e Scilipoti...

Il Governo Monti si appresta quindi a distruggere l'Italia ? Non è il suo obiettivo, anche perchè l'Italia potrebbe essere la fucina, per predisposizione storica, di aggregazioni pericolose per il Capitalismo. Le condizioni in Italia non possono peggiore più di così o questo potrebbe dare il via a pericolose dinamiche che inneschino il supporto per formazioni di Sinistra. Monti ed il board dei suoi referenti lo sanno. E sanno anche che l'Italia si trova in una condizione particolare, forse unica : il nostro sistema è complessivamente così incancrenito nel suo complesso che con pochissimi aggiustamenti le cose potrebbero migliore anche di molto. Il mistero, in effetti, è come l'Italia, malgovernata o disgovernata per oltre 20 anni, sia ancora la settima potenza economica mondiale.  

Per tutte queste ragioni, il Governo Monti si appresta a funzionare su un doppi binario: da un lato, l'implementazione di quelle riforme minime da completare nelle economie liberiste; dall'altro, invece, l'attuazione di tutte quelle misure di lungo periodo che assicureranno il dominio del Capitalismo sulla società italiana. Ed è proprio su questo doppio binario di bastone e carota (anzi, rispettivamente di carota e bastone) che Monti costruirà un consenso iniziale che servirà per le riforme di lungo periodo. Non dimentichiamo che è espressione diretta di quella cultura e di quelle oligarchie che non mirano certo alla liberazione delle masse o dei lavoratori ma alla perpetuazione del proprio potere. Le stesse oligarchie che sanno che non potranno far peggiorare la situazione più di così, se non vogliono che l'Italia diventi la base di lancio per una sollevazione generale in Europa.

In altri paesi sarebbe difficile apportare cambiamenti senza peggiorare le condizioni di vita di alcuni settori ma in Italia la situazione è così drammatica che l'implementazione delle basi del liberismo economico non potranno che migliorare la situazione nel breve periodo. L'obiettivo è quello di "barattare" una migliore situazione nel breve periodo con l'implementazione di modifiche neo-liberiste nel lungo periodo, in modo che sia difficile poi annullarle quando emergerà la contraddizione. Nel contempo, il miglioramento delle condizioni a breve cercherà di assicurare che non nascano formazioni di Sinistra che possano raccogliere un numero elevato di consensi, operando una forma di controllo sociale. L'idea è così semplice che potrebbe essere facilmente contrastata se le formazioni di Sinistra avessero una qualsiasi presa sulla società attuale ma, anche se questo sarà argomento di un altro articolo, non è questo il caso.

Questo progetto è così chiaro che è stato compreso subito persino dai tanto bistrattati politici italiani. Potenzialmente, l'era Monti-Draghi-BCE può durare almeno un decennio in Italia prima che le condizioni di sviluppo si fermino e si debba pensare a qualche novità. Del resto, che bisogno ci sarebbe stato di nominare Monti senatore a vita se non per dare una connotazione politica e non tecnica al nascente Governo ? Ed è questo che agita la politica italiana oggi, che si è affrettata (sia con il PDL, sia con altre formazioni) a chiedere un impegno formale a non ricandidarsi da parte di Monti e del suo Governo, conclusa questa esperienza.

E la Sinistra ? Con la nomina di Monti, inizia un percorso molto difficile per la Sinistra italiana, che giustamente vede nell'ex-commissario europeo la testa di ponte del Capitalismo europeo. Il timore è che la Sinistra non sia consapevole che Monti userà una strategia sottile, che si baserà su una iniziale crescita degli standard di vita medii che dia una copertura, una cortina fumogena all'implementazione delle politiche e riforme che gli sono più care. Si spera che questa previsione sia errata, non nello spirito del "tanto peggio, tanto meglio" ma nell'ottica della formazione di una massa critica che possa poi dare il via ad una nuova fase nella storia dei movimenti di Sinistra. In questo, l'Italia non solo potrebbe essere laboratorio ma anche il ponte per completare il collegamento tra le diverse aree del pianeta, a partire da quel mondo arabo che ha dimostrato di avere una grande vitalità.

Tuttavia le strategie della Sinistra devono cambiare radicalmente. Una strategia impostata sulla protesta, il vero punto debole della Sinistra italiana negli ultimi 20 anni, rischia di prestare il fianco a pochi anni di crescita anche moderata che potenzialmente potrebbe spazzarla via. Eppure l'approssimarsi di cambiamenti geo-politici rilevanti sia in Occidente (con il fallimento di USA e Gran Bretagna), sia in altre aree (Africa e mondo arabo, Sud America in primis) potrebbero costituire il brodo di coltura ideale per una nuova impostazione socialista della società. La Sinistra deve però essere in grado di fare un salto di qualità che, paradossalmente, la riporti indietro, a quando pensava di organizzare la società invece che attendere la mera implosione del Capitalismo. Si assite invece oggi, soprattutto in Italia, ad una divisione tra chi, a Sinistra, vorrebbe ritornare a partecipare all'organizzazione Capitalista della Società con la scusa di ritornare ad essere decisivi, e chi invece rinuncia completamente a qualsiasi attività nella società capitalista in attesa che questa semplicemente imploda, arrendendosi ad una presuna superiorità della società socialista, che è indubbia ma non può essere postulata ma deve essere dimostrata, anche con gli interventi nella società attuale.

Lo spazio fra queste due diverse (ed errate) visioni è libero e dovrebbe essere occupato da una nuova formazione da costituire appositamente.

 

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