Attacco finale : la gang anglosassone si gioca tutto

 

In un articolo pubblicato sul sito del Campo Antimperialista (e su Facebook), Moreno Pasquinelli analizza quella che è la situazione europea dopo il nuovo summit di "emergenza" di Bruxelles, sostanzialmente pronosticando un fallimento del summit. Sono d'accordo con molte delle sue conclusioni con due importanti eccezioni: la prima è relativa alla nota posizione del Campo in favore dell'uscita dell'Italia dall'area Euro e la necessità di rinnegare il debito pubblico italiano, forzando il default del nostro paese; la seconda è invece relativa ad una certa visione unitaria delle forze capitaliste, trainate dalla Germania in primis ma comunque allineate nel modo di gestire l'attuale crisi. Sono due differenze che non modificano una certa "visione di base" comune ma che portano ad una certa differenza su come affrontare e rispondere all'attacco che senza dubbio è in atto.

Il vertice di Bruxelles e la storica separazione
Non si può comprendere correttamente quello che sta avvenendo se non si inquadrano le differenze che, alla fine, hanno portato alla storica separazione tra i 26 paesi dell'Unione Europea e la Gran Bretagna. Niente di nuovo sotto il sole, intendiamoci, perchè il risultato del vertice è solo la conferma di qualcosa che si sapeva da oltre 30 anni e cioè la natura solo tattica dell'adesione della Gran Bretagna all'Unione Europea che da sempre ha solo l'obiettivo di poter influenzare le decisioni europee e, se possibile, fra naufragare l'Unione. Questo è l'obiettivo principale della Gran Bretagna, lo è sempre stato è probabilmente lo sarà sempre. Sebbene molti quotidiani e commentatori conservatori facciano oggi buon viso a cattivo gioco, sbandierando una presunta vittoria, la separazione è drammatica per la Gran Bretagna : finchè ci fosse stata una Unione Europea, la GB doveva farne parte per poterne influenzare le decisioni ed impedire che venissero prese decisioni che in qualche modo potessero essere contrarie ai suoi interessi. Un cavallo di troia che consentisse agli inglesi di poter accedere all'enorme mercato europeo, se questo si fosse consolidato.

L'esito del vertice invece sancisce la separazione che porterà oggi la GB a diventare un avversario della UE e, esplicitamente, conferma come la City londinese sia stata sostanzialmente processata e trovata colpevole di agire in modo contrario agli interessi della UE stessa. Perchè è importante notare che la frattura si sia consumata sulla regolamentazione dei mercati finanziari, con la Gran Bretagna che ha deciso di rifiutare qualsiasi tipo di accordo che le impedirebbe di continuare la propria attività di attacco finanziario ai paesi europei, di fatto confermando la presenza delle proprie impronte digitali sulle speculazioni finanziarie che stanno tentando di mettere in ginocchio l'unione monetaria, insieme con i solidali statunitensi.

Dal 2008, anno dell'inizio della crisi finanziaria, l'Unione Europea ha deciso di procedere all'implementazione di riforme delle norme finanziarie per limitare l'impatto potenzialmente devastante di conglomerati ricchi di soldi (spesso virtuali) all'attacco di economie che erano ancora per lo più basate su attività produttive. Dal 2008, le Economie Occidentali sono sostanzialmente degli zombie in attesa del colpo finale e su questo concordo al 100% con Pasquinelli ma da quell'anno è anche partia una guerra finanziaria senza precedenti tra il mondo anglosassone e l'Unione Europea, con l'obiettivo esplicito di fra naufragare l'Unione attraverso attacchi sempre più espliciti e violenti. Il perchè è presto detto: Stati Uniti e Gran Bretagna sono ormai due paesi virtuali, schiacchiati dal peso dei propri debiti e dall'incapacità ormai di produrre qualsiasi cosa. Entrambi sono sull'orlo di un default che sarebbe devastante e che, soprattutto, può farli diventare paesi del Terzo Mondo, vista la loro particolare situazione. Nessuno dei due paesi rimarrà a guardare e da almeno 3 anni tentano qualsiasi cosa, dagli attacchi finanziari e speculativi all'inizio di una grande guerra regionale che potrebbe rimettere tutto in discussione.

Il summit di Bruxelles sancisce la rottura definitiva tra la UE ed il mondo finanziario anglosassone e la conferma che l'Europa va verso una stretta sul mercato finanziario per tentare di annullare gli effetti degli attacchi speculativi della finanza di USA e GB. Non è un caso, infatti, se all'indomani del cambio di Governo in Italia e la vittoria alle elezioni dei conservatori spagnoli, due eventi che avrebbero dato più potere alla fronda europea del taglio delle spese come lenitivo per la crisi finanziaria, un tipo di soluzione in aperto contrasto con le massicce iniezioni di liquidità decise da USA e GB, le agenzie di rating statunitensi abbiano annunciato, in maniera del tutto inusuale, che avrebbero probabilmente rivisto il rating di ben 15 paesi europei, praticamente un attacco globale all'Unione Europea nel suo complesso, un colpo finale con cui si tenta (viste le difficoltà che ha avuto l'Unione a rispondere ad attacchi a singoli paesi) di creare un accerchiamento finale che distrugga la UE.

Persino i prudenti commentatori europei hanno definito queste intenzioni come "sospette" e non c'era dubbio che la UE avrebbe dovuto rispondere con forza e la separazione decisa l'altro giorno non fa che confermare questa analisi e certificare ciò che era evidente.

Gli effetti del vertice di Bruxelles
Sono senza dubbio d'accordo con Pasquinelli quando dice che il summit non ha prodotto alcuna soluzione reale ai problemi attuali della UE ma, come lui, penso che nessuna soluzione reale potesse essere trovata perchè semplicemente gli stati occidentali sono in bancarotta. Ma c'è una considerazione importante che bisogna fare: i due "blocchi" sono in questo momento in competizione ed il crollo dell'uno può rappresentare una importante boccata d'ossigeno per l'altro. In questo momento ci sono due bubboni che stanno per esplodere ma il primo che esploderà allenterà la pressione sul secondo. E' il tempo che il Capitalismo europeo sta cercando di comprare, tempo per resistere ed attendere che gli altri crollino sotto il peso dei loro problemi.

La strategia del quantitative easing
Sappiamo tutti che il normale funzionamento del Capitalismo non può essere ripristinato se non bruciando i debiti che si sono accumulati ed è questo il senso, penso, della proposta di Pasquinelli, l'uscita dall'Euro ed il default dell'Italia. In generale, non esisterà una ripresa economica fino a quando i debiti accumulati soprattutto dalle istituzioni finanziarie occidentali non saranno bruciati ed il ciclo possa riprendere ma il default che servirebbe avrebbe effetti di dislocazione geo-politica di notevoli dimensioni. L'intero Occidente, che per secoli ha potuto sfruttare la propria superiorità tecnologica (prima) e maggiore industrializzazione (poi) per riprendersi, si troverebbe a fronteggiare una situazione nella quale non si è mai ritrovato. La de-industrializzazione, la quasi totale assenza di materie prime all'interno dei propri confini e l'accumulo che i paesi emergenti (in primis la Cina) hanno fatto di risorse importanti (non solo l'oro ma anche molti altri metalli, per esempio), accoppiata alla ovvia svalutazione monetaria di tutte le monete occidentali e quindi a ridottissimi poteri d'acquisto, rendono il recupero delle posizioni dopo un default una impresa ardua se non impossibile.

Si consideri a questo proposito che parliamo di somme enormi. Si stima infatti che dal 2008 all'inizio del 2012 saranno spariti (cioè bruciati, dissolti perchè erano debiti non esigibili) circa 30.000 miliardi di dollari e si ritiene (ma è una stima prudente) che entro il 2013 questo conteggio salirà a circa 60.000 miliardi di dollari, cioè una cifra pari al PIL mondiale annuale.

Chi fallisce, insomma, si riduce a diventare un paese del Terzo Mondo e a decenni (non pochi anni) di povertà e miseria. Ovviamente, questa dislocazione aprirebbe le porte ad un completo ripensamento dell'organizzazione interna di questi paesi, con evidenti possibilità per una riorganizzazione degli stati in forma socialista. In questo senso gli anglosassoni hanno bisogno che il sistema degradi in maniera ordinata ed avevano sostanzialmente proposto alla UE una azione coordinata per far crollare tutto in modo pre-ordinato, in modo che nessuno tra i due se ne potesse avvantaggiare nei confronti dell'altro. E' evidente che gli europei non erano d'accordo.

In USA e GB sono partiti già nel 2006-7 con la strategia del QE che sostanzialmente puntava a svalutare la moneta per ridurre il peso del debito estero senza rinnegare il debito e bruciarlo. Ciò che è stato chiarissimo nei 5 anni successivi è che questa strategia non ha funzionato: la moneta si è svalutata ma i debiti hanno continuato a crescere. La svalutazione, a sua volta (parliamo anche del 50% sull'Euro, per esempio) non è stata sufficiente perchè quella necessaria per avere degli effetti sarebbe dovuta essere di molto superiore, praticamente la sostituzione del Dollaro con un'altra moneta. La tenuta europea ha invece costretto gli USA e la GB a non poter svalutare troppo le loro monete o gli europei avrebbero potuto semplicemente "comprare" i due paesi. Nel contempo, la strategie di massicce iniezioni di valuta per coprire i debiti delle banche non ha generato assolutamente nessuna ripresa nel mercato del lavoro nè una ripresa dell'Economia in generale. In pratica, è stato un disastro che ha solo ritardato il momento in cui i nodi sarebbero dovuti arrivare al pettine, momento che sta ora avvicinandosi a velocità impressionante in un anno terribile specialmente negli USA : quello delle elezioni presidenziali.

Con le Presidenziali in arrivo, la disoccupazione reale che ormai galoppa verso il 20%, oltre 40 milioni di statunitensi che sopravvivono grazie ai sussidi di stato, nessun segno di ripresa del mercato del lavoro e di quella che chiameremmo "Economia reale", pensare che gli Stati Uniti possano pensare di mettere in atto strategie credibili di riduzione della spesa e di contenimento del debito è purà follia. Sappiamo bene tutti che i debiti di USA e GB non possono essere ripagati in nessun modo e che dovranno essere bruciati. Un default disordinato non avrebbe altro effetto che non riportare il paese che lo subisce indietro di 30 o 40 anni ed è per queste ragioni che, purtroppo, l'esito più scontato per questa situazione è probabilmente una guerra.

Il ruolo della Sinistra in questa fase
Si concentrano qui le maggiori differenze tra me e Pasquinelli, che propone da subito l'uscita dall'Euro e di rinnegare il debito dell'Italia, cosa che ovviamente darebbe luogo alla reintroduzione della Lira, enormemente svalutata e per questo molto competitiva con le monete più forti (lo stesso Euro ma anche il Dollaro e la Sterlina).

Ma io mi porrei due domande, una di carattere pratico e l'altra di carattere più generale. La prima: rinnegare il debito è efficace (ed anche moralmente giusto, aggiungerei) per i paesi che hanno una altissima quota di debito verso l'estero, frutto spesso di speculazioni estreme come le privatizzazioni dei servizi essenziali, prestiti FMI con tassi e condizioni impossibili ed altre ruberie proprie delle strategie neo-liberiste e neo-colonialiste. La mia domanda è : l'Italia è in questa situazione ? Ovviamente no. L'Italia non è stata cooptata da forze estere in accordi contrari agli interessi nazionali che l'hanno poi fatta cadere nella trappola del debito dalla quale non può più uscire. L'Italia ha usato i soldi del proprio debito pubblico per foraggiare una classe politica corrotta che ha generato poi un sistema interno anch'esso corrotto ed inefficiente, oltre che politiche clientelari che ancora oggi usano i soldi pubblici per interessi privati.

Inoltre, circa il 40% del debito pubblico è in mano ai cittadini italiani : rinnegarlo annullerebbe istantaneamente questa ricchezza interna e gli effetti positivi delle due operazioni (uscita dall'Euro e cancellazione del debito) sarebbero annullate dalla necessità per molti di dover ricreare questa ricchezza interna. Tra l'altro, nel momento stesso in cui se ne parlasse, sappiamo bene che i meglio-informati (per parlare di clientele e corruzione) correrebbero a vendere il debito italiano prima della sua cancellazione ed i BTP rimarrebbero nelle mani dei poveracci che vedrebbero sparire le poche ricchezze accumulate con una vita di lavoro.

Per quello che riguarda l'uscita dall'Euro, non c'è dubbio che questa sia l'Europa dei banchieri e delle elite finanziarie ma il fatto che lo sia non vuol dire che il processo di unificazione economica tra i 27 non sia di per sè una cosa positiva. Semmai, più che uscire dall'Euro, ci si dovrebbe porre il problema su come trasformare l'Europa dei banchieri nell'Europa delle persone ed è per questo obiettivo che io vorrei che i compagni (non solo del Campo ma anche in generale) avessero un piano, una strategia. Una analisi della situazione corrente nell'area delle Sinistre è fuori dagli obiettivi di questo post e sarà oggetto di un altro articolo ma io vorrei capire quale sia la prospettiva di questa visione proprio nei giorni in cui, in America Latina, viene creato il CELAC, un organismo che include tutti i paesi del Sud America e dei Caraibi e che esclude solo USA e Canada, contrapponendosi al comitato d'affari dell'OAS voluto da Washington, ed ispirandosi alla rivoluzione bolivariana alla quale direttamente si ispira e che prevede, in ultima analisi, un percorso che porti all'unione politica dei partecipanti ed una visione sottoscritta da giganti come il Brasile.

Che le Sinistre europee propongano una polverizzazione ed una nuova regionalizzazione del contesto e delle lotte dopo che, con la situazione maturata, si potrebbe iniziare a pensare ad una loro globalizzazione e proprio nel momento in cui questo processo di riavvicinamento, politico economico e monetario, viene da molti considerato la migliore risposta alla globalizzazione del Capitalismo tanto che nella regione in cui le Sinistre (pur con tutti i loro difetti, le loro differenze e contraddizioni) sono più di tutte al Governo di paesi non solo importantissimi (si pensi al Brasile) ma anche ricchi di materie prime e per questo potenzialmente ancora più ricchi (si pensi a Venezuela, Bolivia e così via...), beh a me desta qualche perplessità.

Detto in maniera più semplice: la Sinistra che non riesce ad organizzare una risposta globale al Capitalismo globalizzato, propone un salto indietro verso la polverizzazione, forse per rendere più limitato il contesto e sperare di riguadagnare l'importanza e la centralità perdute. Ma è la strategia più corretta ed efficace o sarebbe forse il caso di pensare di potere e dovere fare un salto di qualità per combattere il Capitalismo con nuove forme globali di aggregazione ?

 

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