Art. 18 : con Monti si inaugura la stagione dei bluff europei

24. March 2012 14:33 by Admin in Economia, Featured, Italiano  //  Tags: , , , , , ,   //   Comments (0)

C'è sicuramente una forte componente ideologica nel furore con cui il Governo Monti ha deciso di promuovere la questione dell'art.18 ad intervento necessario per superare l'emergenza della crisi economica e finanziaria. Del resto, nel pacchetto che lo comprendeva tutti gli altri provvedimenti sono per lo meno ininfluenti in relazione alla necessità di generare una crescita dell'Economia italiana e potrebbero essere definiti aggiustamenti minori che magari potrebbero generare effetti positivi limitati ma certo non nell'arco di tempo necessario per contrastare la Crisi in corso. Per dirla con le parole della Camusso, questi provvedimenti non generano un solo posto di lavoro in più.

Le associazioni delle imprese ovviamente sono più che favorevoli a queste modifiche e vedono ad un passo il loro desiderio più ardito ma difficilmente Monti aveva quello ideologico come obiettivo primario. Dico Monti e non menziono la Fornero perché in diverse occasioni ha dimostrato di non avere le idee chiare su cosa dovesse fare: dopo qualche richiamo e qualche sconfessione pubblica, sembra avere capito che non ha alcuno spazio di manovra ma deve fare ciò che le si dice. 

Monti avrebbe potuto gestire la cosa con molta più discrezione ed ha invece deciso di andare allo scontro diretto e questo non può che fare sospettare che l'obiettivo più importante sia un altro, visto che è doveroso considerare che l'approvazione delle modifiche e la conseguente libertà di licenziare non determinerà subito una valanga di licenziamenti. Dobbiamo, questo si, evidenziare come questa modifica andrà in incidere più sul ricatto che potrà essere messo in atto verso i singoli lavoratori che non dal punto di vista materiale dei licenziamenti. Una espulsione di massa di persone dai luoghi di lavoro non è desiderabile né avrebbe effetti positivi sulle aziende, anche se alcune useranno certamente le nuove norme per cercare di aggiustare i conti. Monti avrebbe potuto addolcire la pillola recependo qualcuna delle richieste dei Sindacati, ad esempio non prevedendo il diritto al salario di disoccupazione a partire dal 2017 ma introducendone da subito alcuni elementi e probabilmente sarebbe stato in grado di portare a casa il risultato con minori polemiche ed invece è andato allo scontro, provocando la ovvia reazione da parte anche di quei deputati e senatori che capiscono bene che un provvedimento del genere, se non modificato, li spazzerà via dalla scena politica nazionale.

Riassumendo quindi : ricadute sull'incremento dell'occupazione non ve ne saranno e, probabilmente, grandi riduzioni della forza lavoro con ricadute economiche significative per le imprese non se ne verificheranno. Quelle che sono invece le ricadute che, attraverso il ricatto delle nuove norme sull'art.18, le aziende potranno sperimentare ad esempio nell'ambito dell'aumento della produttività o della riduzione dei salari sono comunque ancora fumose e sicuramente non a breve termine dato che queste cose seguono dinamiche molto complesse che dipendono da un nugolo di fattori diversi. Siamo quindi difronte ad un provvedimento estremamente rischioso dal punto di vista politico i cui benefici sarebbero poi oltretutto confinati ad un orizzonte temporale che va decisamente oltre quello politico di Mario Monti e che comunque genera tensioni che potrebbero, solo in teoria, addirittura mettere a rischio la tenuta del Governo stesso.

Ovviamente non ci facciamo illusioni che il PD possa avere uno scatto di orgoglio, considerato che Bersani sa perfettamente che il suo partito è ormai un morto che cammina e che la fine dell'era Berlusconi ha chiuso la (per fortuna) breve era del Partito Democratico.

L'urgenza di Monti può spiegarsi però attraverso una analisi della situazione economica generale e considerando che Monti non è un politico italiano ma soprattutto un esponente dell'oligarchia finanziaria europea. Ciò che fa Monti non riguarda solo l'Italia ma è direttamente ascrivibile agli interessi più generali di quel gruppo di plutocrati che oggi combatte una battaglia più grande e decisiva. Queste persone hanno ovviamente bisogno che la situazione in Italia migliori, a determinate condizioni, perché la loro battaglia riguarda l'intera Europa e non solo la piccola penisola.

Facciamo allora un passo indietro e ricordiamo che di recente si sono verificate due circostanze di grande importanza nell'ottica della guerra aperta che ormai le oligarchie finanziarie anglosassone ed europea stanno combattendo : la morte de facto delle agenzie di rating ed il sofferto salvataggio delle banche americane attraverso il salvataggio della Grecia.

In ordine di importanza, il primo è più importante del secondo, considerato che l'Economia statunitense morirà presto di una morte molto dolorosa nonostante la Grecia. La morte delle agenzie di rating anglosassoni è invece di fatto l'ultimo tassello della separazione dei destini europei ed anglosassoni e consente alle due economie di viaggiare ora separate e rispondere per se stesse. Quando è stato chiaro, infatti, che il piano europeo sulla Grecia avrebbe avuto successo, le agenzie di rating statunitensi hanno reagito in modo violento e scomposto con una ondata di downgrade su tutti i paesi, le banche e le aziende europee. Una furia selvaggia che tradiva il panico che aleggia negli ambienti finanziari della City e di Wall Street che, nonostante questo avesse evitato il fallimento di almeno 2 o 3 grandi banche statunitensi, capivano che il piano di separazione dell'Europa stava definitivamente fallendo. Se non era stato possibile far fallire una Economia così piccola e malmessa come la Grecia, sarebbe stato impossibile attaccare poi in sequenza Portogallo, Spagna ed Italia.

Il downgrade generalizzato di tutto il Vecchio Continente era quindi l'arma finale per salvare il piano, la bomba a grappolo delle agenzie di rating, ma con grande sorpresa di alcuni il declassamento è stato praticamente ignorato da tutti gli ambienti finanziari del mondo. Le economie europee non sono crollate, la moneta unica non solo non è crollata ma, dopo qualche settimana ha ripreso ad essere considerata bene-rifugio dalle economie emergenti.

L'ultimo colpo che l'Europa può assestare agli anglosassoni è una ripresa economica che oggi appare molto lontana nei numeri, qualunque cosa si possa tentare di fare per truccarli o renderli più presentabili. Monti sa bene che però i numeri del PIL non contano più: gli Stati Uniti truccano i loro dati di PIL da 4 anni ma questo non ha aiutato ad uscire dalla crisi in cui si trovano. Il motivo è infatti tanto semplice quanto difficile da affrontare perché ormai tutti hanno capito che i dati di crescita non sono assolutamente credibili senza una ripresa dell'occupazione. E' solo quella che potrebbe certificare che la crisi economica occidentale si sta avviando a soluzione perché abbiamo visto tutti i dati (a volte al limite del ridicolo) sulla crescita USA che, senza incremento dell'occupazione, sono rimasti solo virtuali ed inutili.

Qualsiasi dato di ripresa, quindi, per essere credibile deve essere accompagnato da dati positivi sull'occupazione, altrimenti verrà recepito per quello che è : un patetico tentativo di truccare i conti per attirare gli sprovveduti. Ed è qui che Monti inaugura l'era dei dati "virtuali". Per comprendere il suo provvedimento dobbiamo infatti guardarlo in quest'ottica, nell'ottica di chi ha un bisogno disperato di poter annunciare una ripresa dell'occupazione in Italia, per quanto possa sembrare impossibile.

Il provvedimento sull'art.18 quindi va contestualizzato e associato a quello relativo alla riduzione delle tipologie di contratto che saranno disponibili con le nuove norme e, soprattutto, all'innalzamento del fattore contributivo per i contratti a tempo determinato, altra misura contenuta nel pacchetto. Non è ardito prevedere che, per risparmiare, le imprese correranno a convertire i contratti da precari (che costerebbero di più) a forme di assunzione a tempo indeterminato e per questo serviva una norma che consentisse loro di poterlo fare con la certezza che, nonostante tutto, sarebbe stato possibile comunque licenziare i nuovi assunti, in caso di necessità. Non è quindi incidentale che il Governo non sia stato disponibile a trattare proprio sull'aspetto dei licenziamenti per "motivi economici". 

Questa conversione dei contratti non genererà un solo posto di lavoro in più, è ovvio, ma consentirà il primo bluff europeo perché Monti potrà presentarsi in sede internazionale a sbandierare la "ripresa dell'occupazione stabile in Italia", e la "ripresa della fiducia delle aziende italiane", che si sentirebbero più sicure e, quindi, ricomincerebbero a creare "occupazione stabile".

Un gigantesco bluff, quindi, ad uso e consumo di quei paesi che non seguono le vicende italiane e che quindi non potrebbero distinguere bene le circostanze e che, se fallisse, lascerebbe le aziende libere di licenziare senza problemi i nuovi assunti.

Che sia tutto virtuale è dimostrato non solo dall'orizzonte temporale degli ammortizzatori sociali (il 2017... per quella data la crisi sarà finita oppure il mondo non sarà più lo stesso...) ma soprattutto dal fatto che le nuove norme non tengono minimamente in considerazione gli aspetti della vita reale che queste modifiche comporteranno. Ad esempio, come si comporteranno le banche nella concessione di mutui e prestiti per coloro che ottengono un contratto a tempo determinato "senza tutele" ? Se fino ad oggi la banca poteva contare sulla difficoltà delle aziende nel licenziare il lavoratore a tempo indeterminato come garanzia perché questi fosse in grado di ripagare il prestito, cosa succederà quando un lavoratore "senza tutele" si presenterà in banca ? Non sembra difficile immaginare che la banca non considererà più questi contratti come una garanzia sufficiente, potendo questi ultimi essere interrotti in qualsiasi momento. I provvedimenti del Governo non tengono in considerazione aspetti come questi che sono evidentemente marginali nell'ottica dell'obiettivo da raggiungere.

Se il bluff funziona, pensano che gli effetti positivi correggano questi problemi. Se non dovesse funzionare, beh, sarà un problema di qualcun altro...

Come possono la Sinistra, i Sindacati ed i lavoratori rispondere a questo attacco ? Fatti salvi gli scioperi, per i quali auspico una grande partecipazione, è ovvio che non sono gli scioperi che risolveranno il problema. I lavoratori e la loro espressione politica e sindacale non possono combattere una battaglia solo metodi di lotta che indeboliscono prima di tutto i lavoratori, per ovvie ragioni. Gli scioperi hanno senso se ci si pone finalmente il problema di riguadagnare il controllo economico del paese (e dell'Europa tutta), creando nuove forme di associazione e di integrazione tra i lavoratori che generino un conflitto basato sulla forza economica dei duellanti. Diversamente, gli scioperi assumono (come è stato negli ultimi 20 anni) solo una funzione rituale e sono destinati e non arrivare al risultato sperato. Generando, ovviamente, esasperazione che può sfociare in forme di violenza disorganizzata che verranno facilmente represse dalla borghesia che avrà buon gioco ad etichettarle come un problema di ordine pubblico.

 

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