Sta precipitando velocemente tutto il contegno che le diplomazie occidentali hanno mostrato fino ad oggi per il disastro militare in Iran, che segue quello in Palestina e quello in Ucraina.
La paura si può leggere nelle cancellerie occidentali dove i toni sono dimessi. Per gli Stati Uniti parlano ormai solo Trump e Rubio ripetendo cose scontate e stantie. Perché la situazione si fa drammatica anche se Trump continua il suo show mediatico che ormai porta avanti per guadagnare tempo sui mercati.
Quello che tutti non dicono, quello di cui tutti hanno paura, è ormai dietro l’angolo e ora bisogna iniziare a parlarne.
Il silenzio ha iniziato a romperlo Narenda Modi, primo ministro indiano, che ieri si è presentato in TV in diretta nazionale – una cosa assolutamente eccezionale e rara – per avvertire i suoi concittadini: stop all’acquisto di oro, rimandare tutti i viaggi all’estero, tagliare i consumi di carburante per risparmiare valuta estera “con ogni mezzo necessario”.
La Borsa indiana ha risposto con una carneficina, con perdite che hanno superato i 5mila miliardi di rupie, circa 50 miliardi di euro, in un singolo giorno.
Il Financial Times all’inizio di Maggio aveva avvertito tutti: mancano solo 4 settimane al crollo degli approvvigionamenti di petrolio e gas. Solo 4 settimane, come confermava Bloomberg.

Quello che non viene detto è che gli stati occidentali stanno ricorrendo all’uso delle riserve strategiche per cercare di tenere almeno parzialmente sotto controllo i prezzi. Di più, gli Stati Uniti stanno vendendo addirittura il petrolio delle riserve strategiche a terzi per calmierare il prezzo ma le riserve strategiche sono limitate, di solito – appunto – 4 settimane, raramente di più.

Tra non più di due settimane in tutto l’Occidente potrebbero iniziare i razionamenti, le limitazioni, che molti prevedono poter essere più dure di quelle dell’epoca covid, l’innalzamento oltre limiti che conosciamo dei prezzi non solo dei carburanti ma anche di cibo, medicinali, servizi.
Tempo fa si è scritto qui che gli USA, Israele e tutto l’Occidente si sarebbero rotti i denti in Iran, che altro non è la continuazione della guerra in Palestina e quella in Ucraina. Non sono guerre separate ma tre fasi dello stesso processo, preparato benissimo da un gruppo importante di paesi che hanno deciso a Febbraio 2022 di rompere gli indugi e chiudere l’era del dominio occidentale sul mondo.
Ora a Washington e a Tel Aviv cominciano ad andare nel panico. Si rendono conto che la guerra in Iran – come le altre due – erano trappole. Non solo in Ucraina tutte le analisi erano completamente sbagliate, piene di illusioni e offuscate da quella superbia ed arroganza che tutti i colonialisti hanno e che li porta nel baratro senza neanche capirlo.
Trump è passato dall’arroganza alla disperazione. Gli iraniani hanno tutte le carte in mano, i tentativi militari degli Stati Uniti – a partire dall’operazione di Ishafan – sono falliti tutti e solo pochi giorni fa le potenti navi da guerra USA sono dovuta scappare da sciami di speed boats iraniane che le prendevano in giro mentre scappavano.
Lo capisci quando ormai sta crollando tutto, perché cominciano a parlare anche quelli che di solito rimangono nell’ombra. Parlano pubblicamente per dettare la linea quando capiscono che sta andando tutto a rotoli e vogliono evitare che vada ancora peggio.
Tra questi c’è la quintessenza del sionismo a Washington che oggi su The Atlantic pubblica un articolo clamoroso. “Scacco matto in Iran: Washington non può invertire né controllare le conseguenze della sconfitta in questa guerra”. A firmarlo è Robert Kagan, il sionismo fatto persona.

Marito di Victoria Nuland, la torturatrice di Abu Ghraib ed ex-segretario di Stato USA, Kagan è il fondatore di “Project for the New American Century”, il think-tank più imperialista di tutti gli Stati Uniti.
Un uomo che ha speso tutta la sua vita cercando di favorire gli interventi militari americani specie in Medio Oriente e uno dei sostenitori più importanti della guerra in Iraq ben prima dell’11 Settembre.
Come detto, marito di Victoria Nuland, l’architetto della guerra in Urcaina.
Fratello di Frederick Kagan, uno degli architetti della guerra in Iraq.
Quando Bob Kagan scrive quindi che “gli Stati Uniti hanno subito una sconfitta totale in Iran che non ha precedenti nella storia degli USA” e che “questa sconfitta non può essere né corretta né ignorata”, è come se Ronald McDonald dicesse che i suoi hamburger “non sono tanto buoni”.
Secondo Kagan i punti che rendono questa sconfitta epocale e decisiva sono quelli di cui si è parlato in precedenza:
Il Vietnam/Afghanistan erano sconfitte superabili, questa non lo è
La sconfitta in Iran è fondamentalmente differente dai precedenti interventi degli Stati Uniti. “Le sconfitte in Vietnam ed Afghanistan costavano caro ma non avevano arrecato un danno durevole alla posizione complessiva degli Stati Uniti nel mondo”. La “sconfitta nell’attuale guerra contro l’Iran avrà una natura completamente diversa”
L’Iran non cederà mai più il controllo dello Stretto di Hormuz e lo userà come leva
“L’Iran non sarà solo in grado di chiedere un pedaggio per il passaggio ma anche in grado di limitare il transito per quelle nazioni con cui non avrà buone relazioni.”
Inoltre, Kagan dice “l’Iran non ha interessa a tornare allo status quo ante”
I paesi del Golfo dovranno accontentare l’Iran
Kagan dice che i paesi del Golfo non avranno altra scelta se non accontentare l’Iran, facendo di quel paese uno dei, se non IL, paese dominante nella regione. “Gli Stati Uniti si sono dimostrati una tigre di carta, costringendo i paesi del Golfo e gli altri paesi arabi ad accontentare l’Iran”.
È militarmente impossibile riaprire lo Stretto di Hormuz
Kagan aggiunge che “se gli Stati Uniti e la sua potente flotta non possono o non vogliono riaprire lo Stretto, nessuna coalizione di forze con solo una frazione delle capacità americane sarà in grado di farlo”
Reazione a catena globale
Si stratta di una sconfitta strategica globale che cambia in modo sostanziale la posizione degli Stati Uniti sullo scacchiere mondiale. O, come dice lui: “la posizione una volta dominante degli Stati Uniti nel Golfo è solo la prima delle molte vittime. Gli alleati dell’America in Asia e in Europa devono chiedersi quale sia la reale potenza degli USA nei futuri conflitti.”
Riserve di armi svuotate, credibilità distrutta
Kagan aggiunge: “dopo sole poche settimane di guerra contro una potenza di secondo piano le riserve di armi americane si sono svuotate arrivando a livelli di emergenza, senza che ci sia un rimedio veloce da utilizzare”
Trump può solo scegliere come essere sconfitto
Come ammette anche Kagan è che oggi gli Stati Uniti possono solo scegliere come essere sconfitti. È una prospettiva, dal loro punto di vista, terrificante per chi era considerato fino al 2022 praticamente intoccabile e apre a riassetti interni negli USA che si faticano anche ad immaginare.
Non è una situazione inattesa, in realtà, perché la guerra in Ucraina e quella in Palestina erano figlie di crisi economiche imminenti e questa in Iran alla fine era destinata a ripristinare – almeno in parte – quell’immagine dominante di cui parla anche l’articolo di The Atlantic. Era però chiaro da come erano finite per andare le due guerre precedenti che questa non avrebbe portato ai risultati sperati.
Eppure la disperazione di una potenza che non può accettare il proprio declino l’ha portata a scommettere tutto e, quindi, a perdere tutto.

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