Anche se la situazione di Cuba è difficile, soprattutto perché la guerra economica statunitense è arrivata in un momento specifico cogliendo tutti impreparati, l’isola non è in pericolo. Il blocco degli Stati Uniti è solo economico e non militare e potrebbe essere superato in qualsiasi momento ma Washington ha ancora potere economico e può imporre a paesi come Messico, Brasile ed altri danni economici importanti. Washington colpirebbe i paesi che consegnassero petrolio a Cuba con tariffe economiche e non è in discussione alcun tentativo di imporre un embargo militare.
Questo non rende meno delicata la situazione ma sebbene la popolazione cubana fronteggi grandi difficoltà è importante sapere che l’azione degli Stati Uniti non ha bloccato le iniziative degli altri paesi che però devono operare in modo più cauto, dovendo aggirare la possibilità di sanzioni. E non è detto che alla fine alcuni dei paesi sudamericani, spinti dalla pressione delle loro popolazioni, non decidano di accettare anche l’imposizione di tariffe (Trump parlava del 25%).
Per adesso, però, paesi come Messico, Brasile, Venezuela, Colombia si stanno muovendo per aggirare il rischio più che per affrontarlo direttamente. Il Messico ha appena inviato a Cuba 810 tonnellate di aiuti mentre la Cina ha inviato tonnellate di riso più migliaia di pannelli solari per accelerare quella transizione che ha costretto gli Stati Uniti ad agire velocemente.
Cuba aveva progettato di raggiungere il 24% del suo fabbisogno energetico attraverso l’energia solare entro il 2030 ma già nel 2025 ha raggiunto il 38% del fabbisogno diurno generato con il Sole, accelerando i programmi di installazione. L’aiuto cinese sta cambiando il paese e questo ha reso urgente da parte degli USA il tentativo di forzare una crisi energetica prima che l’isola raggiungesse una buona indipendenza e l’operazione non avesse più senso.
Le azioni di Washington sono ovviamente immorali e criminali ma come sempre nascondono debolezza dietro l’alone di forza che fa finta di irradiare. Oltre ai paesi sudamericani che stanno organizzandosi per riprendere le consegne aggirando le tariffe di Trump, la Russia sta preparando nuove consegne di petrolio ma entrambe le cose richiedono un po’ di tempo.
Tuttavia quando le consegne riprenderanno Cuba emergerà più forte ed i paesi coinvolti avranno elaborato un modo per aggirare completamente le sanzioni statunitensi, rendendo l’Havana il modello con cui tutto il Sud America può organizzarsi per superare i diktat economici di Washington.
E infatti c’è nervosismo negli Stati Uniti. L’operazione di Trump non era destinata ad imporre per mesi l’embargo economico ma era – come sempre per il presidente USA – pensata per generare una risposta da parte di Cuba ed iniziare le trattative per la normalizzazione. Gli Stati Uniti, come per il Venezuela, offrono tanti soldi e il riconoscimento del sistema politico e sociale cubano in cambio della normalizzazione che per loro significa impedire che paesi come Russia e Cina rimangano partner preferenziali e il paese pensi di proteggersi proprio invitando gli arci-nemici USA.
La notizia di oggi però è che nell’amministrazione USA ci sarebbe una colossale spaccatura. In particolare, fonti sudamericane riferiscono che Marco Rubio, la persona delegata per il Sud America e Segretario di Stato, starebbe mentendo a Trump. Rubio, non a caso soprannominato “Narco” Rubio, starebbe raccontando al suo presidente che il canale di trattativa con Cuba sia aperto e le discussioni siano in corso ma in realtà stia bloccando qualsiasi discussione con l’Havana.
L’obiettivo di Rubio sarebbe quello di riuscire ad ottenere il rovesciamento del governo cubano – da sempre sua ossessione – invece che un accordo. Rubio pensa che procrastinando le discussioni riuscirà a causare la caduta del paese e per farlo sta mentendo a Trump che invece è convinto che le trattative siano in corso, sul modello di quelle venezuelane e iraniane.
Questa notizia, se confermata, indicherebbe una grave spaccatura nell’amministrazione USA che è già scossa dall’avvitarsi della crisi economica e delle contraddizioni delle sue trattative. Già qualche settimana fa un altro repubblicano DOC, Ted Cruz, aveva scosso il Presidente USA anticipandogli che stava sbagliando tutto e che, dopo aver perso le elezioni di medio-termine, avrebbe passato gli altri 4 anni a difendersi in un impeachment dopo l’altro.
Le trattative con l’Iran vanno male, con gli Stati Uniti che sembrano aver dovuto abbandonare la pista militare – che in realtà non è mai stata all’ordine del giorno – in favore di un accordo che riporti anche l’Iran a commerciare con gli USA. Israele sta però esercitando pressioni enormi e Netanyahu è a Washington per minacciare Trump.
Il conflitto all’interno dell’Amministrazione USA potrebbe deflagrare presto, perché Trump non ha interesse a cercare di fare la guerra ad un paese che resiste da 60 anni, consentendo ad aerei cinesi e russi di riempire di armi Cuba, né ha interesse a perdere troppo tempo consentendo ai paesi sudamericani e non di organizzarsi. Rubio, dal canto suo, sembra non voler ripetere l’esperienza che ha scottato tutti negli Stati Uniti, quella legata al Venezuela, un paese con cui gli Stati Uniti si avviano a normalizzare le relazioni senza che sia davvero avvenuto alcun cambiamento politico e sociale.
Il tempo però stringe, la crisi economica morde, le aziende USA sono in difficoltà e il tempo per operazioni complesse non c’è.

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