La guerra della disperazione: la Brigata Givati chiede ufficialmente protezione. Soldati morti di caldo, le mamme devono portare il cibo alle basi dell’Esercito

La guerra della disperazione: la Brigata Givati chiede ufficialmente protezione. Soldati morti di caldo, le mamme devono portare il cibo alle basi dell’Esercito

Studieremo, quando si spera che quell’errore chiamato “Israele” non esisterà più, come i media occidentali tengano il gioco ad un piccolo avamposto coloniale che ha bisogno di presentarsi al mondo in modo completamente contrario a quanto suggerirebbero l’intelligenza e la prudenza. Molti stati nelle sua situazione vogliono presentarsi come comprensivi, civili, tolleranti. In una parola, buoni. Per Israele vale l’opposto: il suo mantra è presentarsi come una forza spietata davanti alla quale ci si deve piegare o se ne pagheranno le conseguenze. Il suo obbiettivo è terrorizzare i suoi nemici, vicini in primis. La cosa più singolare non è che Israele – come è evidente – non se lo possa permettere ma come l’intero sistema dei media occidentali operi per diffondere questa immagine.

Come lo si legge qui tutti sanno quale sia la vera situazione di Israele ma non hanno il permesso di parlarne. Lo stato canaglia deve apparire come inscalfibile, invincibile, immarcescibile, capace di assorbire tutto e mai in difficoltà. Un titano mediatico che deve terrorizzare, e non rassicurare, tutti ed è per questo che Sayeed Nasrallah lo definiva con una metafora che è rimasta nella storia e che alla fine si è dimostrata vera: più debole della tela di un ragno.

Suonano dappertutto non campanelli ma gigantesche campane di allarme per quella che è la situazione dello stato israeliano ma i media occidentali continuano ad ignorarle perché devono perpetuare l’immagine del titano.

Sono ormai continue le notizie che dimostrano invece come Tel Aviv sia ormai allo stremo nonostante un gigantesco supporto da parte di tutti i paesi occidentali e di molti nel mondo arabo, sia ufficiale che ufficioso. Delle difficoltà che Israele incontrerà con la sua ultima follia abbiamo già parlato.

La Brigata Givati chiede ufficialmente più protezione.

Secondo Kan, la Brigata Givati, l’élite delle élite israeliane, ha ufficialmente chiesto ai propri comandanti di sospendere le incursioni nella Striscia di Gaza durante le ore diurne a meno che non vengano dotati di Humvee corazzati. I soldati, che lamentano di non essere protetti dagli attacchi della Resistenza palestinese se non sono usassero mezzi corazzati, hanno subito di centinaia di vittime durante operazioni ad alto rischio, si rifiutano di continuare tali operazioni. Quando le tue truppe più di élite rifiutano di eseguire operazioni durante le ore diurne è un segnale che gli attriti non riguardano più solo i mezzi ma non c’è più fiducia nella catena di comando.

Del resto l’intera operazione di occupazione permanente di Gaza è costruita su un bluff dopo l’altro ed è stata osteggiata dai militari sin dall’inizio perché costerà loro perdite immani ma queste informazioni trapelano pochissimo sui media e soprattutto non vengono diffuse in Inglese e, non essendo riportate dai media anglosassoni non compaiono nemmeno sugli altri media. Sui media israeliani se ne parla però ormai apertamente. Nel video che segue, ad esempio, su Canale 14 si discute il bluff dei riservisti:

“Se fossimo furbi, noi avremmo come obiettivo [l’occupazione di] l’intera Gaza e non solo Gaza City. In questo modo potremmo riportare indietro gli ostaggi. Perché vogliamo fare solo un terzo del lavoro? Perché? Perché? Che logica c’è in questo?

Se Hamas fosse sotto pressione come dice Netanyahu, allora prendere Gaza City sarebbe un grande colpo. E allora perché non triplichiamo questo effetto, perché le tre fasi? Perché?

Forse non abbiamo la forza…

Abbiamo tutto quello che ci serve. Dimenticate i problemi, abbiamo tutto.

Ma se sento dire che stanno provando a reclutare gli ebrei all’estero! Perché non reclutano qui?

Loro dicono che stanno reclutando 250mila soldati. Alla fine sono soltanto 60mila. Dai, non crederai davvero a queste cose? Stai credendo alla propaganda dell’Esercito?

Ma sono basito. Stai dicendo che non ci possiamo fidare del portavoce dell’Esercito?

Non so se fosse il portavoce ma qualcuno sta dando informazioni ai reporter. Informazioni impossibili. Chi se ne è uscito con il numero di 250mila ? Qualcuno lo ha comunicato. Non è una cosa politica, viene dai militari. E comunque non è solo lui. Altri reporter dei militari diffondono queste sciocchezze.”

Tutti sanno insomma che il numero dei 250mila riservisti richiamati è una bufala diffusa alla stampa per non far apparire molto sottodimensionato il numero reale. Israele è tanto in emergenza che sta cercando di reclutare ebrei all’estero e ha chiesto persino al governo USA di consentire a cittadini statunitensi si arruolarsi nell’esercito israeliano. All’Esercito mancano anche circa 14mila ultra-ortodossi che stanno rifiutandosi di prendere parte alla guerra e pare che oltre che al governo USA Netanyahu abbia chiesto anche alla Francia di fornire almeno 6-700 uomini all’anno in modo permanente, presi dagli ebrei del loro paese.

Hamas e le fazioni sono appoggiate dalla popolazione

Sulla televisione israeliana sentiamo anche quello che gli occidentali continuano a rifiutarsi di ammettere per tenere il gioco a Tel Aviv. Sia Hamas che le fazioni palestinesi non sono osteggiate dalla popolazione come si vorrebbe far credere ma sono largamente appoggiate dalla popolazione di Gaza nonostante 3 anni di guerra selvaggia che l’Occidente ha consentito a Tel Aviv. I media mainstream non osano riportarlo e quindi ce lo dobbiamo far spiegare, sempre su un canale israeliano (Canale 13) da Ehud Barak, ex-primo ministro israeliano ed ex-militare, nel video di seguito:

“Non possiamo sconfiggere Hamas, un gruppo appoggiato dalla sua popolazione non è mai stato sconfitto. Né in Vietnam, né in Afghanistan, né in Iraq e in nessun altro luogo nel mondo, non è mai successo.”

Barak ammette che Hamas e le fazioni palestinesi sono ancora più che operative, hanno il pieno supporto popolare e delle loro comunità e che questa “nuova fase” della guerra non è legata alla sicurezza. Il regime sionista sta cercando di ottenere un risultato fantasioso che nessun esercito nella Storia ha mai ottenuto.

L’operazione della Resistenza a Khan Younis

La paura nei soldati è tornata sempre più forte dopo l’operazione condotta dalla Resistenza palestinese a Khan Younis dove una intera base israeliana costruita nell’area è finita sotto attacco da parte delle brigate al-Qassam. Si parla di 14-20 uomini dal lato dei palestinesi che hanno attaccato la base, ucciso diversi soldati e forse – non è certo per la censura israeliana – hanno anche catturato nuovi ostaggi tra i militari. Per certo un comandante di carro armato è stato ucciso e diversi militari israeliani sono morti in seguito all’attacco condotto contro le baracche dell’esercito. Ci sono stati scontri faccia a faccia tra l’unità dei palestinesi e l’esercito israeliano.

Come si vede nel video di seguito, pubblicato dalla Resistenza palestinese, è più che chiaro che i palestinesi sono tornati ai tunnel da cui erano usciti senza essere inseguiti dagli israeliani, con relativa calma, per poi sparire. Un segno chiaro del successo dell’operazione che ha colto di sorpresa e spaventato i soldati israeliani nella loro base.

Ma la cosa più spaventosa per Tel Aviv ce la racconta Haaretz che conferma che i tunnel usati per l’attacco erano parte di quelli che l’esercito israeliano aveva già scoperto e in teoria distrutto. In altre parole la guerra costata miliardi di shekel ai tunnel della Resistenza, comprese le presunte demolizioni, le operazioni dei genieri e le trionfalistiche conferenze stampa non hanno prodotto niente dato che i tunnel sono ancora così intatti da poter essere usati per operazioni di guerra.

Questo significa che le mappe usate non sono attendibili e che gli esplosivi usati non sono riusciti a far collassare le sezioni critiche del network di passaggi e tutte le vittorie annunciate erano solo propaganda. I tunnel sotto Gaza rimangono elastici, hanno percorsi alternativi e possono essere riconfigurati più velocemente di quanto Tel Aviv possa riuscire a mapparli, riducendo ogni “eliminazione” di un tunnel solo in futuri imbarazzi.

Questa operazione, a quasi 3 anni dall’inizio di una guerra spietata, sta gettando nel panico i soldati che hanno capito che entrare a Gaza sarà come entrare all’inferno.

Soldati morti nei carri senza aria condizionata

Hayom parla di uno degli ultimi scandali dell’esercito, i carri armati senza aria condizionata che costringono i soldati a viaggiare al loro interno con temperature elevatissime che avrebbero già causato qualche decesso. L’aria condizionata dei carri armati spesso non funziona e, dopo i primi incidenti, questo costringe i soldati a viaggiare con i portelli aperti, esponendosi agli attacchi dei palestinesi come nel video di seguito:

I palestinesi possono avvicinarsi a carri armati da centinaia di milioni di dollari e uccidere o ferire l’equipaggio lanciando esplosivi nel portello aperto. Per questa ragione molti soldati si rifiutano di andare in missione in questi casi.

L’ultimo scandalo: le mamme portano il cibo nelle basi perché quello disponibile è immangiabile

Ynet scrive invece dell’ultimo scandalo: intere basi evacuate perché i soldati rimanevano senza aria condizionata e non riuscivano a stare nella base e, soprattutto, perché i genitori dei soldati dovevano portare il cibo alla base per i loro figli.

Il media israeliano descrive basi in stato di collasso, senza aria condizionata, nelle quali spesso non c’è acqua e viene servito cibo che causa immediati problemi intestinali nei soldati tanto che molti genitori hanno deciso di cucinare per i soldati e portare il cibo alla base.

La madre di una delle ragazze nell’esercito ha riferito che sua figlia ha già perso 8 kg durante l’addestramento. La base è stata chiusa nel weekend e tutti i soldati sono stati mandati a casa con l’eccezione di una compagnia che è rimasta per sorvegliare la struttura.

Strutture al collasso, soldati spaventati, leadership confusa

In tutta questa situazione si inserisce una delle operazioni più sciocche che il confuso governo israeliano potesse elaborare. Disperato dal non riuscire a vincere una guerra che combatte con mezzi spropositati e conoscendo il collasso della società e dello stato israeliano, il governo di Tel Aviv non sa che fare. Deve presentare qualche vittoria ma non ha idea di come ottenerla e l’Occidente sta voltandole le spalle almeno a livello mediatico per non affondare con il Titanic Israele.

Netanyahu ha bisogno di risultati velocemente ed ha concepito una operazione che finirà per essere un massacro per gli israeliani.

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