La rivoluzione bolivariana ha tenuto ma deve radicalizzarsi per sopravvivere

La rivoluzione bolivariana ha tenuto ma deve radicalizzarsi per sopravvivere

Gli Stati Uniti hanno dimostrato di non avere la capacità militare di attaccare il Venezuela in un confronto diretto.

I russi sono molto sorpresi: hanno dato al Venezuela 24 Su-30MK2V, oltre 50 elicotteri tra 50 Mi-17V5, Mi-35M e Mi-26, due batterie a lungo raggio S-300VM, batterie a corto e medio raggio Buk-M2E e Tor-M1 , sistemi a corto raggio S-125 Pechora-2M e Igla-S. Niente di tutto questo è stato usato per respingere l’attacco e quasi niente è stato distrutto dagli USA, segno che sapevano che non sarebbe stato usato.

Ma al di là di quello che è davvero accaduto a Maduro, se il Venezuela non radicalizza la rivoluzione bolivariana sta solo aspettando la prossima mossa.

La parte importante è che Trump ha di fatto legittimato il governo bolivariano, con la scusa di avere rapito Maduro. L’opposizione venezuelana non solo non ha proferito parola ma è stata buttata nella spazzatura quando gli Stati Uniti hanno definito la nazifascista Machado ed il suo compare Edmundo come “screditati presso la popolazione”.

Crisi di nervi dei venezuelani e dei loro sostenitori istituzionali stamattina negli USA proprio a causa di questa scelta precisa e cioè quella di riconoscere nel governo bolivariano l’unico reale rappresentante della popolazione venezuelana e l’unico governo possibile.

Indicativo lo scambio di oggi mostrato in questo video in cui il senatore Diaz-Balart ha una crisi di nervi:

Reporter: “Perché non volete supportare Maria Corina…”
DB: “Stai parlando con noi? Quand’è che non l’abbiamo supportata? Non mettermi le parole in bocca. Non accetto che mettiate parole in bocca a me o ai miei colleghi. La prossima presidente eletta del Venezuela sarà Maria Corina Machado”

Trump è uno molto pratico, non gli importa l’ideologia. Sa che non c’è alternativa al governo bolivariano in Venezuela ed essenzialmente sta proponendo loro un accordo. Il riconoscimento della rivoluzione bolivariana in cambio del petrolio che gli USA vogliono gestire. Questo è l’accordo.

E questo rende sempre più probabile che quella di Maduro sia una sceneggiata pensata per favorire questa soluzione. Del resto, anche se il 95% di quello che dice Trump è fantasia, il presidente USA ieri ha dichiarato che negli ultimi giorni “Maduro voleva negoziare. Ma io ho detto no.”.

Questo potrebbe essere il motivo per cui alla fine i venezuelani hanno di fatto consegnato Maduro agli USA, probabilmente una uscita concertata.

Se la rivoluzione bolivariana non si radicalizza diventa un bersaglio facile ora che l’Impero ha segnalato la volontà di accordarsi, riconoscendo che la gestione interna del paese è affare del governo e chiedendo solo di gestire il petrolio e le altre risorse. Qualcuno potrebbe decidere che va bene.

Il Venezuela deve completare la transizione verso un sistema realmente socialista, continuando a decentralizzare il potere, ad armare la popolazione ed ampliare la formazione di milizie popolari, superare la timidezza di Maduro e disarticolare i grandi gruppi interni venezuelani che vengono usati dall’opposizione come serbatoio di fondi aumentando la gestione collettiva delle risorse e delle aziende, togliendo ai grandi capitalisti venezuelani il controllo dei loro immensi possedimenti per riportarli nelle mani della popolazione.

E infine disarticolare e mettere sotto controllo sia i grandi capitalisti venezuelani che i grandi gruppi occidentali, qualcosa che Chavez aveva iniziato a fare ma che Maduro è stato molto restio a continuare, propendendo di più per un accordo che consentisse al governo di operare tranquillo senza togliere quelle ricchezze abusive ai capitalisti filo-occidentali. Il risultato è stato solo che questi ultimi hanno sempre e solo pensato a come rovesciare il governo.

Questo attacco segna invece una svolta per il Venezuela. L’Occidente ama la retorica del “dittatore”, non solo perché può nascondere dietro di essa i suoi desideri imperialisti accusando il “dittatore” di ciò che l’Occidente vorrebbe in realtà fare, ma anche perché è l’unica che capisce. Il “capo solitario” che tutto decide e tutto controlla.

Il Venezuela però ha passato la sua prova più importante ieri. La rimozione forzata del suo “dittatore”. La rivoluzione bolivariana non ha tremato. Forse era consapevole forse no, sta di fatto che il governo bolivariano venezuelano è rimasto saldamente al comando della società che ha reagito schierandosi dietro ai suoi rappresentanti.

E’ questa l’essenza della giornata di ieri, con l’Impero che riconosce i suoi arci-nemici e chiede di accordarsi sapendo che l’uso della forza sarebbe devastante per se stesso prima che per i venezuelani.

Da questa consapevolezza il Venezuela, l’economia sudamericana che cresce di più, può partire per accelerare verso il completamento della sua rivoluzione.

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