Da settimane il governo israeliano anticipa una nuova invasione generalizzata da Gaza per chiudere definitivamente l’esperienza di uno stato palestinese, di fatto cancellando qualsiasi possibilità di accordo tra le due comunità e occupando nuovamente tutti i territori palestinesi. Sembra una prova di forza, una delle vittorie mediatiche di cui Netanyahu fa scrivere ai media occidentali, ma si concluderà con la solita sconfitta, come tutte le iniziative di Tel Aviv dal 7 Ottobre in poi.
Lungi dall’essere una prova di forza è invece una gigantesca prova di debolezza. Un attacco generalizzato, con tutte le armi possibili e sostenuto da tutto l’occidente sia militarmente che economicamente, contro una enclave chiusa e contro milizie irregolari non è riuscito a vincere la guerra e sta seriamente mettendo in pericolo la stessa esistenza dello stato israeliano. Netanyahu, che deve ottenere qualche vittoria reale, manderà quindi – forse, perché per adesso non lo ha fatto – i suoi soldati dentro la Striscia, esponendoli a quello che sarà un massacro inutile.
Mentre i media occidentali rilanciano fantasiosi piani di deportazione, trattative con questo o quel paese, per impressionare più che altro l’opinione pubblica occidentale e qualche staterello arabo, la realtà sul campo è ben diversa e quello che succederà se davvero i soldati israeliani entreranno in massa a Gaza per occuparla tutta sarà così difficile e pericoloso che non solo la sopravvivenza del governo israeliano ma persino quella dello stato israeliano potrebbe essere in pericolo. Più di quanto lo sia già.
L’esercito israeliano, prima di essere silenziato, aveva già avvertito che non ha i mezzi e gli uomini per poter occupare permanentemente la Striscia di Gaza. Non c’è modo per i militari di Tel Aviv di controllare 2,5 milioni di palestinesi. Ma, come detto, ormai queste misure suicide sono inevitabili perché Tel Aviv non sa come uscire dal pantano in cui si è cacciata.
Lo stato reale dell’esercito israeliano viene giornalmente raccontato dalle mamme dei soldati, che spiegano come la propaganda occidentale che parla sempre e solo della potenza dell’esercito israeliano per tenere il gioco di una immagine pubblica che vacilla sempre più; questa propaganda sia solo una illusione mediatica e che l’esercito israeliano è prossimo al collasso.
Nel video di seguito, durante una intervista a Canale 12, la madre di uno dei soldati ci parla di quello che succede davvero nell’esercito:
“Le condizioni dei soldati – un anno erano esausti, oggi sono distrutti, sono finiti. Sono in gruppo [WhatsApp] con tante altre madri di soldati ed ho chiesto – ho detto che sarei venuta qui nel programma e ho chiesto loro di dirmi cosa stessero facendo i soldati. Loro mi raccontano che quando i soldati tornano a casa per le rotazioni, bagnano il letto. Un soldato della Brigata Kfir [la 900esima, la più giovane e grande brigata dell’esercito israeliano] ha raccontato che un suo amico è saltato in aria proprio accanto a lui e lui aveva la bocca piena del sangue del suo amico.
Un paracadutista ha avuto un attacco di panico perché l’odore del cibo gli ricordava l’odore dei corpi mangiati dai cani a Khan Yunis. La situazione è che i nostri soldati non sono [da ritenersi] abili per il combattimento. Sono stati a Gaza già per due anni, con la divisa, con l’elmetto, con gli stivali. Le loro condizioni igieniche sono scarsissime, il loro intero corpo è costellato di ferite. Hanno infezioni fungine sui piedi. Questi soldati non sono in grado di combattere, devono tornare a casa e riposarsi.
Il paese ha perso la fiducia delle madri. Ha perso la fiducia delle madri perché vediamo i nostri soldati abbandonati, costretti ad andare di nuovo e di nuovo negli stessi posti. A Kahn Yunis è già la quarta volta che i soldati entrano e quello che ci raccontano è che non incontrano i terroristi. E’ questo quello che dicono alle loro fidanzate. Loro non vedono mai terroristi, si imbattono solo negli IED [improvised explosive devices – dispositivi esplosivi improvvisati] e saltano in aria.”
La realtà della guerra israeliana è questa. Combattere contro fantasmi che non vedono mai ma che fanno saltare i loro mezzi, persino i più sofisticati carri armati, quando non direttamente le persone. Un esercito incapace di controllare la più piccola parte di territorio, che deve ritornare più e più volte nelle zone di cui annuncia di avere il controllo perché in realtà non lo ha. Che nonostante adotti come tattica quella di entrare in una zona, combattere e poi scappare, continua a subire perdite massicce.
L’ingresso in forze degli israeliani a Gaza causerà un massacro tra i soldati israeliani e costringerà Tel Aviv a ritirarsi tra le rivolte generali sia interne che esterne in modo simile a quanto successo in Libano nel 2006. Una sconfitta con migliaia di morti e cimiteri di mezzi potrebbe segnare la fine dello stato israeliano e invogliare tutti i suoi nemici ad attaccare direttamente il paese per approfittare del caos scatenato.
Netanyahu ammetta la sconfitta e si ritiri da Gaza e da tutti i territori palestinesi fino a quando gli sarà possibile. Ad un certo potrebbe non averne più l’opportunità.
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