La discussione sul Venezuela sembra tanto quella sulla Russia negli poco prima del 2022. In quel momento, ci veniva spiegato, la Russia era solo una stazione di servizio con armi nucleari. L’Occidente controllava tutto, gli Oligarchi erano i signori del paese, la politica russa non contava niente e i governi occidentali potevano bloccare qualsiasi settore russo in un battibalocco. Poi, però, è arrivato il 2022 e nessuno ha scritto “eh, c’eravamo sbagliati”. Ora facciamo finta di niente.
Stessa cosa per l’Iran: il regime (li chiamano sempre regimi, quelli degli altri) era debolissimo, si reggeva sugli stecchini, il paese era pronto a rivoltarsi in qualsiasi momento, l’Iran era un paese arretrato e primitivo e non appena ne avessero avuto l’occasione gli iraniani avrebbero rovesciato subito il loro sistema sociale. Poi è arrivata la guerra che ha eliminato l’80% della sua leadership in poche ore e… non è successo niente se non il rafforzamento della Repubblica Islamica che ha vinto la guerra contro gli Stati Uniti ed Israele. Anche lì, nessuno ha detto “beh, ci eravamo sbagliati”. A dire il vero nessuno dice più niente perché non sanno cosa dire.
E quindi il Venezuela è controllato da Trump. A riprova di questo si porta… quello che dice Trump, il capo di un gruppo di fanfaroni così spettacolari che non si erano mai visti sulla scena moderna. Certo, si è sbagliato sulla Russia, sull’Iran, sulla Cina, sui dazi etc. ma sul Venezuela dice la verità. Ok, “mo’ me lo segno proprio”.
Ora, intendiamoci: il governo venezuelano cammina su una lastra di ghiaccio sottilissima e il suo ghiaccio si sta sciogliendo. Ma se si approfondisce il discorso e si chiede: ma alla fine, cosa controlla Washington in Venezuela, la discussione è più vaga e sfumata. Di solito, si citano le fanfaronate di Trump. “Ha detto che sta facendo un sacco di soldi… eh… che vuoi di più?”, come se il tipo non avesse detto una serie di fesserie colossali da quando parla.
Il mondo è diverso oggi. Se la proposta USA del 3 Gennaio ci fosse stata oggi, l’esito probabilmente sarebbe stato diverso. L’eroica resistenza iraniana, che segue quella palestinese e quella libanese, hanno messo in crisi tante persone e con loro anche il governo venezuelano che sulla necessità di evitare un “bagno di sangue” ha fondato le ragioni del 3 Gennaio.
Non impressiona quello che dice Trump e nemmeno quello che dicono i suoi sgherri ma fa una certa impressione che quelli delle masse non attribuiscano nessuno ruolo alle masse venezuelane. Da protagoniste sono tornate ostaggi e non più di quelli, come negli scritti di Trump, di Macron, di Mertz e compagnia cantante.
Invece l’attuale accordo con Washington lo decidono e si può fare principalmente perché i venezuelani l’hanno accettato e stanno aspettando di vedere dove vada a parare. Ed è vero che sta crescendo lo scetticismo perché, signora mia, questo governo di Caracas ha accettato il peggio della sceneggiata di Trump e questi venezuelani orgogliosi un po’ cominciano ad essere stufi di sentire le fanfaronate.
Ma dal punto di vista pratico, cosa controlla Washington? Quanti contratti cinesi o russi sono stati cancellati per essere riassegnati a Trump ed i suoi? In realtà, nessuno. I nuovi accordi con le aziende occidentali hanno come obiettivo principale quello di sviluppare nuovi siti o rimettere in funzione quelli non funzionanti.
“Però le tasse scendono dal 30 al 15%!”. Ѐ vero ma lo fanno perché i contratti prevedono che lo Stato venezuelano non metta un dollaro nelle infrastrutture che le aziende occidentali devono costruire a loro spese, a fondo perduto.
“Ma poi saranno private!”. Non è vero, niente è stato privatizzato e il Venezuela è così succube che nei contratti aveva presentato una “clausola di esproprio” che ha scatenato il panico nelle aziende, specie quelle USA. La clausola è contraria alla legge negli USA ed è stata ammorbidita ma fa impressione che un governo succube tenti di forzare i suoi padroni ad accettare l’esproprio contrattualizzato.
Che cosa controllano gli USA in Venezuela? Non è ben chiaro e nel frattempo le pensioni sono state aumentate, il salario minimo (purtroppo solo nella componente dei bonus) è stato aumentato, l’afflusso legale di dollari e di merci USA non di contrabbando sta portando l’inflazione sotto controllo. Il Venezuela ha chiesto di ottenere il prezzo di mercato dalla vendita del petrolio e Trump taglieggia i suoi rivendendolo al 30% in più per fare profitti (che poi finiscono chissà dove…). il PIL del paese nel trimestre che ha incluso due mesi di blocco è cresciuto del 2,5%, più di quello dell’Italia senza blocco navale.
Cosa ha dato il Venezuela a Trump? Essenzialmente la possibilità di fare show e sboronate. Non protesta quando la gang dice di controllare il paese, incontri, sorvoli di velivoli militari, incontri senza senso con l’opposizione che non ha alcuna rappresentanza.
Un’altra richiesta degli USA era una “transizione”, magari da effettuarsi con delle elezioni. Caracas ha “escluso che ci siano elezioni a breve” e gli USA hanno dovuto accettare anche perché le elezioni avrebbero riportato al governo chi c’è ora, non i loro. Quindi anche qui niente.
Il Venezuela estrae circa 900mila barili di petrolio al giorno, lontanissimo da qualsiasi utilizzo reale per gli USA che consumano circa 20mln di barili al giorno. L’incasso stimato ai prezzi di Trump attorno ai 2,2-2,6 miliardi al mese. A Caracas arrivano circa 400milioni al mese e questo viene considerato la prova che i soldi li controlla Trump. Non si dice però che il 43% circa del petrolio va agli USA direttamente, che lo pagano “in natura”, con beni di cui il paese ha estremo bisogno per stabilizzare l’economia. Sono circa 900mln-1mld. Il 26% va in Asia e copre precedenti debiti. Sono altri 700mln. 400mln vanno a Caracas e sono 2,1-2,2mld e circa l’8% va alla Spagna con quote per altri paesi minori.
Quindi va bene così? No, non va bene così e infatti il governo sta sentendo la pressione di una popolazione che comincia ad averne abbastanza delle fanfaronate. Si era promessa “soberania” e “paz”, non umiliazioni.
Se cominciano a prendere la scena pubblica quelle persone che operano a Sinistra del PSUV è perché sentono che le persone inizino a pensare che il governo sia andato troppo oltre. Se nascono partiti a Sinistra del PSUV come quello preannunciato dalla Declaracion de Maracay è perché il governo aveva promesso un rapporto paritario e invece i venezuali sono oggi oggetto di scherno e portati ad esempio su come non si difende il paese. Non importa se sia vero o meno, importa che sembri così.

L’Iran ha cambiato tutto. Anche la famosa dichiarazione di Araghchi è del 20 Luglio e il governo non aveva sentito il bisogno di rispondere ma quando quelle parole sono state usate da Mario Silva (uno dei fondatori del PSUV) e da altri per evidenziare la sottomissione del governo di Caracas, si è dovuto convocare l’ambasciatore iraniano.
La resistenza iraniana ha completamente capovolto lo scenario. Le minacce di annientamento sono sembrate quasi ridicole per la facilità con la quale Teheran ha vinto la guerra ad Hormuz e la popolazione venezuelana inizia a non sopportare di essere considerata quella codarda del globo.
Nel mondo globalizzato e iperconnesso l’apparenza è realtà. Un governo che tollera di essere umiliato anche se questo non rappresenta la realtà dei fatti, è di fatto umiliato.
Si capisce bene che a Caracas pensino che il loro spazio di manovra si ben più ampio di quanto si creda. Trump ha bisogno di far credere di controllare il Venezuela più di quanto abbia bisogno di controllarlo davvero. Dopo l’imbarazzante sconfitta in Iran gli USA devono far credere di poter sostituire il Medio Oriente con il Venezuela ma è una bufala colossale. Il Venezuela riuscirà ad estrarre 2-3mln di barili al giorno forse tra 3-4 anni mentre oggi in Arabia Saudita ne sono bloccati 5mln al giorno.
Ma in ultima istanza è tutto nelle mani dei venezuelani, che non sono una popolazione in ostaggio come si vuole far credere e che mostrano chiari segni di insofferenza. Russia e Cina non stanno commettendo con Cuba l’errore fatto con il Venezuela e stanno chiaramente intensificando gli sforzi anche con Caracas e questo dà ai venezuelani spazi di manovra, se vorranno.

Il dooming non ha mai aiutato nessuno. I venezuelani hanno il destino nelle loro mani e sanno come ci caccia un governo, se e quando vorranno farlo.
Proprio in questi giorni, mentre tutti amano ripetere che gli Stati Uniti controllano il Venezuela, il Wall Street Journal pubblica un articolo che spiega come le potenti e tracotanti aziende petrolifere statunitensi sia “sbattendo contro un muro” in Venezuela e che “le aziende petrolifere come Exxon e Chevron, che vorrebbero accedere ai migliori campi e pozzi petroliferi ma i negoziati non procedono come gli Stati Uniti speravano”. Dalla bocca del leone la verità mentre il coro recita la propaganda di Trump.

Subito dopo, in una sequenza di eventi che non può essere casuale e che inizia a tradire nervosismo tra le élite statunitensi che davvero credevano di comandare in Venezuela, anche il miliardario Richard Branson, di Virgin, scrive un articolo di fuoco in cui asserisce che in Venezuela non è cambiato niente e che Delcy Rodriguez continua a detenere centinaia di prigionieri politici. Rincara poi la dose affermando che questa situazione sta facendo fare una brutta figura agli Stati Uniti ed a Trump:

Questi articoli non per caso escono insieme. È sempre più chiara soprattutto alle aziende statunitensi (e anche Branson si preoccupa di questo, non certo dei prigionieri politici) che la situazione millantata da Trump e la sua gang è solo fantasia e che il Venezuela mantiene saldamente il controllo del paese mentre gli Stati Uniti continuano ad accettare le condizioni di Caracas sperando di riuscire ad entrare nel business del paese con le riserve di petrolio più grandi al mondo.
Questo “dialogo” non si sta però traducendo in vantaggi tangibili per le aziende USA che iniziano a comprendere come quella attorno al paese sudamericano sia prima di tutto una grande cortina fumogena. Con la quale, questo si, Trump riesce sicuramente a fare soldi ma che non si estende a tutti gli altri perché la leva che il Presidente degli Stati Uniti ha su Caracas è notevolmente inferiore a quello che cerca di propagandare.

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