Putin e Pezeshkian accomunati dalle scommesse perse. La Russia è vicina alla necessità di decidere se vuole attaccare l’Europa

Putin e Pezeshkian accomunati dalle scommesse perse. La Russia è vicina alla necessità di decidere se vuole attaccare l’Europa

Da molte settimane l’intelligence russa ha determinato che non esistono più obiettivi strategici da colpire in Ucraina. Praticamente tutte le poche armi usate da Kiev vengono fabbricate in Europa e poi trasferite di nascosto in Ucraina dove spesso i convogli vengono attaccati. Alcune armi non entrano nemmeno sul territorio ma vengono lanciate dagli stati baltici o addirittura a volte da dentro la stessa Russia dove entrano di nascosto, anche se poche.

A breve la Russia libererà il Donbass. Tra poche settimane Slavyansk e Kramatorsk passeranno di mano. Sono letteralmente le ultime due fortezze militari esistenti non in Ucraina ma in tutta Europa, fino a Lisbona. Questa rete è stata appositamente costruita dal 2014 per prepararsi a questa guerra, dietro non c’è più niente.

La Russia libererà il Donbass e Odessa e poi farà l’ultima offerta alla NATO, perché si trovi un accordo. Se, come è evidente, la NATO rifiuterà perché sarebbe una sconfitta storica, ai russi resterà l’iniziativa ma con due decisioni difficili:

* liberare anche il resto dell’Ucraina a partire da Kiev fino a Leopoli: sarà una passeggiata rispetto a quanto già fatto;

* questo però potrebbe non bastare. Una NATO sconfitta in Ucraina sarebbe devastante per l’Alleanza (in pratica già sciolta) ma soprattutto per quelle borghesie occidentali che contano su questo per nuovi profitti o, come in questo caso, per riciclare i debiti.

La Russia ha certamente perso la sua deterrenza a causa dell’atteggiamento di Putin che, come Pezeškiyān in Iran, ha sempre tentato di arrivare ad un accordo per tentare di entrare nel Grande Club.

Putin sa che vincere, o addirittura stravincere come sta succedendo, in Ucraina significa chiudere completamente i rapporti con l’Occidente ed aprire un nuovo confronto simile alla Guerra Fredda, in cui la NATO – e soprattutto l’Europa ormai in bancarotta – ripartirebbe con un progetto simile a quello di Kiev con un altro stato, magari uno degli stati baltici.

La sua fazione, come quella di Pezeškiyān, vuole un buon accordo che consenta di riprendere gli affari e, magari, essere accettati nel Grande Club.

Così facendo però Mosca, come Teheran, ha perso la sua deterrenza. Da intoccabili sono diventate aggredibili con moderazione. Dalla fine del mondo se attaccati, sono diventate “se spariamo poco, possiamo sparare”. La moralità con cui Mosca e Teheran non attaccano gli obiettivi civili e i civili stessi ha per esempio convinto le intelligence occidentali che la Russia non userebbe mai l’atomica, perché significherebbe una strage di civili.

E, quindi, può essere attaccata con armi convenzionali, anche più volte, anche ogni settimana, ogni giorno e così via. Soprattutto da chi, come gli USA e l’Europa, crede che non sarà mai a sua volta attaccata perché “sarebbe troppo”.

Putin perderà le elezioni di Settembre e forse anche la presidenza ma in entrambi i paesi il vero rischio è che i due governi vengano del tutto destituiti se continuano a tergiversare.

In Russia crescono sempre di più le fazioni secondo le quali negoziare è inutile. La scommessa di Putin e di Pezeškiyān di trovare prima o poi un buon accordo, magari cedendo su qualcosa, che assicuri la cessazione delle ostilità è fallita. L’imperialismo non regala soldi, non divide torte, nemmeno se tu accetti di prendere una porzione piccola. Glieli devi togliere dalle tasche altrimenti non te ne daranno nemmeno una briciola.

Cresce quindi il partito che pensa che continuare a bombardare l’Ucraina sia inutile perché non è mai stato lì, e ancora di più non lo è ora, il centro in cui si prendono le decisioni e ora nemmeno quello in cui si costruiscono le armi e che l’unico modo per prevenire una grande guerra contro la NATO sia spaventarla a sufficienza dimostrandole che la Russia non ha paura di attaccarla. Quello che invece la NATO crede sia ormai impossibile.

Di più, c’è chi pensa che per ristabilire anche la deterrenza nucleare, che secondo questi è persa, l’attacco dovrebbe avvenire anche con armi atomiche, sebbene piccole. Del resto, dicono, se la guerra è inevitabile perché l’Europa la vuole, perché attendere che si sia riarmata? Facciamola subito, quando loro sono disarmati o quasi.

Di certo, Putin ha perso la sua scommessa. L’umiliazione di sentire gli Stati Uniti rinnegare gli accordi presi in Alaska e mai implementati, in cui Putin aveva accettato di fare concessioni importanti contro i consigli dei suoi, e addirittura sentire dire a Rubio che attaccare la Russia “in profondità” potrebbe convincerla a fermare la guerra – quindi una escalation – è stato davvero imbarazzante per il Presidente russo.

Gli stessi che dicevano che Trump era un agente russo ora tacciono dopo che gli Stati Uniti si sono riposizionati in seguito alla cocente sconfitta in Iran e il rinnovato interesse USA per l’Ucraina segnala che hanno stabilito che dopo quella in Medio Oriente non possono perdere la guerra in Ucraina.

Rimangono solo poche settimane a Putin per decidere cosa fare. L’ultima proposta verrà rifiutata e a quel punto liberare Kiev e Leopoli dopo il Donbass sembra inevitabile.

Ma non chiuderebbe la guerra. Una NATO e soprattutto una Europa deindustrializzata e indebitata non avrebbe altra scelta che ripartire con lo stesso copione: terrorismo in Ucraina, preparativi per l’ingresso in guerra dei paesi baltici o magari della Romania e della Moldavia.

Per certo mancano poche settimane a decisioni che saranno molto difficili e che avranno conseguenze importanti. Ma chi crede che la Russia non deciderà mai di attaccare la NATO vive nell’illusione. Una illusione pericolosa.

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