Il modello Venezuela non funziona per Cuba. Il Sud America ribolle e le alternative ora ci sono

Il modello Venezuela non funziona per Cuba. Il Sud America ribolle e le alternative ora ci sono

Quando gli Stati Uniti si sono presentati contriti offrendo al Venezuela una montagna di soldi per normalizzare le relazioni l’offerta era troppo importante perché Caracas la rifiutasse, soprattutto perché gli USA non ponevano alcuna condizione significativa. La sceneggiata su Maduro è stata probabilmente concordata perché tutti potessero ottenere una scusa comoda per gestire questo cambiamento con minimi problemi interni. Non solo per il Venezuela ma anche per gli Stati Uniti, dove il riconoscimento del governo venezuelano ha causato terremoti interni.

Questi smottamenti e la profonda insoddisfazione di tutte le mafie sudamericane riunite a Miami si sentono fortissimo e si sta riversando nell’atteggiamento verso Cuba. Questa è gente da 60 anni non sogna altro che poter rovesciare la rivoluzione cubana che, come ammettono, ha un significato profondo in Sud Americana ed in tutto il mondo. A Marco Rubio è stato chiaramente detto che a Cuba non deve finire come in Venezuela, la rivoluzione deve essere eliminata.

Qui sta il circuito tra Trump e tutta la massa di mafie riunite nei dintorni di Miami. Si è già scritto come Rubio abbia fatto credere a Trump che ci siano delle trattative in corso, sul modello venezuelano, mentre così non è. Mentre Trump vuole solo normalizzare, per loro l’accettazione delle rivoluzione cubana sarebbe un colpo mortale.

Il blocco economico verso Cuba, che non è un blocco militare ma solo economico e si basa sulla possibilità di colpire chi fornisca petrolio all’isola attraverso sanzioni, già vacilla pesantemente sotto la spinta di Russia e Cina, con Mosca che ha inviato – come promesso – la Sea Horse, una petroliera che porta a l’Havana circa 200mila barili di petrolio russo. L’arrivo previsto è per i primi di Marzo.

La minaccia di sanzioni, che fino ad adesso ha bloccato Messico e Brasile, è stata pesantemente colpita dalla sentenza della Corte Suprema che ha tolto la possibilità di imporre dazi senza il consenso del Congresso ed anche i nuovi dazi universali del 10-15% che sono stati annunciati sono probabilmente illegali e verranno annullati.

Ma il vero problema sono le spinte che nei paesi sudamericani arrivano dal basso, mettendo alla prova i governi progressisti che spesso abbaiano più di quanto mordano. E’ il caso per esempio del Brasile, paese in cui Lula si è dimostrato molto timido sia sul Venezuela prima che su Cuba poi. Ma la tensione interna sale perché la popolazione, come sempre, è di molto più progressista dei suoi leader. Il sindacato Federazione Unificata dei Lavoratori del Petrolio (FUP) ha chiesto Unified Federation of Petroleum Workers (FUP) ha chiesto formalmente una riunione di emergenza alla Petrobras, l’azienda statale brasiliana, per “preparare urgentemente una consegna di carburante a Cuba”.

Brazil Cuba solidarity surge: 5 bold demands challenge U.S. energy blockade – MR Online
Brazil Cuba solidarity intensifies as unions and social movements pressure Petrobras for urgent fuel shipments to Cuba amid Trump’s fuel blockade threats, joining MST medicine drives for humanitarian relief.
mronline.org

Lula è quindi in difficoltà per le pressioni che arrivano dai lavoratori, così come lo è la presidente messicana Sheinbaum, che da subito aveva promesso ed ha inviato aiuti umanitari ma le cui aziende statali hanno interrotto le consegne dirette di petrolio per timore di sanzioni. Anche in Messico la pressione dei lavoratori si fa sentire ed ha costretto la Sheinbaum a chiarire che, “se ci dovesse essere una crisi umanitaria ed una situazione di emergenza”, il Messico invierebbe anche carburante e petrolio a Cuba. Con questo la presidente messicana spera di limitare le tensioni interne ma sembra che la cosa non sia così facile e che la popolazione sudamericana non consentirà al proprio paese di ignorare i problemi di Cuba.

Nel frattempo, oltre alla Russia anche la Cina sta continuando ad inviare aiuti soprattutto per la generazione di energia, aumentando la produzione interna che non dipende da petrolio. Il governo cubano ha iniziato ad installare pannelli solari non solo per le infrastrutture strategiche ma anche nei villaggi rurali in cui iniziano a garantire l’energia con continuità

Il governo ha anche iniziato ad inviare o a far arrivare direttamente alle piccole aziende consegne di petrolio in modo da poter superare i problemi di distribuzione.

Cuba non è contraria alla normalizzazione con gli Stati Uniti, che hanno bisogno di riportare tutto il Sud America nel loro circolo di paesi amici. L’accordo sul modello Venezuelano non le sarebbe sgradito ma le mafie sudamericane basano la loro legittimazione sull’anti-comunismo e la necessità di rovesciare la rivoluzione cubana. Stanno già soffrendo in modo enorme la normalizzazione con il Venezuela e non possono accettare la stessa cosa anche a Cuba.

Il tempo però stringe. Gli Stati Uniti non sono in grado di mantenere il blocco economico troppo a lungo, men che meno una eventuale escalation militare. Se non riescono entro breve a negoziare con Cuba, smarcandosi in primis dalle mafie di Miami, le loro operazioni verranno superate dallo status quo e allora non ci sarà più niente da negoziare.

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